Il problema dei maschi

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C’è un problema con i giovani maschi, un problema molto vecchio e assolutamente universale. Per alcuni anni tra la pubertà e, diciamo, la “paternità” – cioè, fino all’assunzione delle responsabilità adulte – tra tempeste ghiandolari e un terribile eccesso di energia, una buona parte di loro esce di testa e diventa per qualche tempo un pericolo per sé e per gli altri. Guidano come pazzi, sperimentano gli eccessi. Si sfogano con vandalismi, atti di piccola delinquenza e di violenza spicciola. Irragionevolmente convinti della propria immortalità, corrono – orgogliosi – pericoli assurdi senza pensarci. Sono, in altre parole, dei meravigliosi combattenti e dei pessimi vicini. Ogni società ha sviluppato dei meccanismi per controllarli e “inquadrarli” di modo che facciano il minor danno possibile. Le tribù primitive impiegavano elaboratissimi riti – sovente molto dolorosi -di iniziazione alla società degli adulti. Praticavano come sfogo la guerra “leggera” contro tribù vicine, mescolando gioco e violenza. Nell’epoca moderna si è favorita la pratica dello sport, l’inserimento nel mondo del lavoro e, nei casi in cui i giovani sbandati fossero davvero troppi, la guerra guerreggiata con la sua necessità di “carne da cannone”. C’è un problema con i giovani maschi, un problema molto vecchio e assolutamente universale. Per alcuni anni tra la pubertà e, diciamo, la “paternità”- cioè, fino all’assunzione delle responsabilità adulte -tra tempeste ghiandolari e un terribile eccesso di energia, una buona parte di loro esce di testa e diventa per qualche tempo un pericolo per sé e per gli altri. Guidano come pazzi, sperimentano gli eccessi. Si sfogano con vandalismi, atti di piccola delinquenza e di violenza spicciola. Irragionevolmente convinti della propria immortalità, corrono – orgogliosi – pericoli assurdi senza pensarci. Sono, in altre parole, dei meravigliosi combattenti e dei pessimi vicini. Ogni società ha sviluppato dei meccanismi per controllarli e “inquadrarli” di modo che facciano il minor danno possibile. Le tribù primitive impiegavano elaboratissimi riti – sovente molto dolorosi – di iniziazione alla società degli adulti. Praticavano come sfogo la guerra “leggera” contro tribù vicine, mescolando gioco e violenza. Nell’epoca moderna si è favorita la pratica dello sport, l’inserimento nel mondo del lavoro e, nei casi in cui i giovani sbandati fossero davvero troppi, la guerra guerreggiata con la sua necessità di “carne da cannone”.

Nota diplomatica, Gerente: James Hansen

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