La terza vita di Cannelle

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Da show-girl a contadina e oggi guru della meditazione. La terza vita di Héléna Viranin, meglio conosciuta con il nome di Cannelle. Proprio lei, la venere nera delle Guadalupe. La donna che aveva fatto impazzire milioni di telespettatori con il suo incedere visto da dietro mentre saliva su una scalinata. Adesso, dopo essersi dedica anima e corpo alla terra, si cimenta con lo spirito. Nei panni di santone dal credo indiano, “per stare meglio con sé stessi”. E non rimpiange il mondo dorato che le aveva persino permesso di arrivare a presentare un festival di Sanremo. Ma neppure i suoi ulivi in terra ligure che continuano a produrre olio per la gioia del portafogli.
Lei la fama se l’era conquistata molto prima, grazie ad uno spot: maglietta e short e quel suo camminare lento, passo dopo passo, con ritmo, ripreso solo da dietro mentre saliva le scale. E per tutti gli utenti tv la voglia matta di mordere quella caramella così Morositas.
Insomma, nell’immaginario collettivo, quel fondo schiena che le diede fama e ricchezza, le valse l’appellativo di Morositas. Poi, per la bella esotica dal corpo d’ebano, arrivarono apparizioni a Domenica In e performance mozzafiato. Ma anche, proprio a Milano nei primi anni Ottanta, la voglia di diffondere certe culture con gli amici di Kundalia. Il 1994 sarebbe dovuto essere l’anno stellare. Il suo anno: una rentrée clamorosa in tv con il Festival di Sanremo in Eurovisione. L’aveva fortemente voluta Pippo Baudo per presentare, insieme con Anna Oxa, l’evento canoro italiano più importante. La bionda e la mora. Ma non fu così. Dopo la kermesse, la fortuna le girò le spalle, anche se lei il mondo dello spettacolo non lo abbandonò mai, non tralasciando iniziative per i bambini immigrati. 
“Gli anni”, dice Cannelle con un sorriso da soubrette, “passano in fretta, ma non ne faccio un dramma. Ogni nuova ruga è un segno di maturità e di evoluzione interiore”. Anche adesso, con i suoi 58 anni appena compiuti di cui non ne fa mistero, ama sottolineare con vanto: “posso ancora permettermi di portare le minigonne e il chirurgo estetico non so cosa sia. Grazie soprattutto alla mediazione, che è il mio vero segreto. Volto pagina, mi rimetto in gioco. Propongo la meditazione contro la disperazione e la solitudine, per raggiungere una dimensione in cui si ritrovano gioia, serenità, creatività, fiducia in sé stessi e nella vita.”

– Chi può cimentarsi nel meditare?

Tutti: dai più piccoli ai più grandi. Il valore della meditazione cresce ogni giorno in Occidente. Anche gli scienziati ne riconoscono i benefici terapeutici, utili anche a prevenire diverse malattie”.

Cannelle ha iniziato questa pratica nella sua terra d’origine nel lontano 1979. Tre anni dopo si recò in India per conoscere il suo maestro che l’ aiutò ad approfondire questa filosofia e le sue tecniche. “Ora ho deciso di condividere con le persone le mie esperienze e la ricchezza interiore che ho acquistato. La meditazione mi ha aiutato ad affrontare con coraggio e determinazione le diverse situazioni della vita, nel ruolo di donna, di madre, di artista e di imprenditrice. Mi ha fatto sentire meglio e reagire nel modo giusto anche quando mio marito un anno fa è morto”. 

– Insomma meditare vuol dire vivere meglio?

“Chi medita è più libero. Se il nostro spirito non resta vigile, noi stessi diventiamo preda del nulla. C’è sempre qualcosa che riesce turbarci. La meditazione è la medicina preventiva che allontana il vuoto dei giorni”. E per dimostrare quanto dice, dà appuntamento a domenica 19 novembre in via Teglio 11, per una dimostrazione in occasione del primo festival Fruttariano d’Italia. “Per raccontarvi del mio profondo cambiamento di vita. Per raccontarci”.

Michele Focarete

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