Serie A, sarà un’asta al ribasso

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Meno soldi da Sky e Mediaset. Maggiori introiti dal web

Se non ci saranno esclusive vere, di prodotto e non solo di piattaforma, la Lega Serie A si deve scordare di incassare quasi un miliardo di euro all’anno dai tradizionali broadcaster televisivi per i diritti tv della Serie A 2018-2021. Lo ha detto senza mezzi termini il numero uno della comunicazione di Sky Italia, Riccardo Pugnalin, in una conversazione con la Gazzetta dello Sport.
E in effetti le cose dovrebbero andare proprio così: per il triennio 2015-2108 la Lega incassò 572 milioni di euro da Sky (per tutte le partite su satellite pay) e 373 milioni da Mediaset Premium (per i match delle migliori otto squadre su digitale terrestre a pagamento).
Nulla, invece, dal web, la cui asta per un pacchetto da 109 milioni di euro andò deserta.
Le indicazioni dell’Antitrust sul bando d’asta 2018-2021 consigliano alla Lega, senza però imporlo, di costruire pacchetti esclusivi per piattaforma, e non per prodotto, in modo da consentire ai tifosi la visione di tutti i match della propria squadra del cuore attivando un solo abbonamento. Ed è quindi molto probabile che il lavoro dell’advisor Infront e della Lega Serie A, dopo l’ok della assemblea di oggi, si concentri sulla creazione di un pacchetto forte per il web, un pacchetto un po’ meno forte del precedente per il digitale terrestre (le squadre dovrebbero essere meno di otto), e altri due pacchetti costruiti, in sostanza, per l’offerta satellitare (con tutte le partite).
Sia Mediaset sia Sky, nell’asta che si chiuderà attorno alla metà di luglio, verseranno, presumibilmente, meno soldi. Ma la differenza sarà colmata dai maggiori introiti del pacchetto web. Un pacchetto, peraltro, sul quale si potrebbe scatenare anche una certa concorrenza tra telco e ott, soprattutto se Telecom Italia si aggiudicherà diritti nell’asta Champions league di calcio che termina il prossimo 12 giugno.
La logica della esclusiva per piattaforma e non per prodotto, oltre che tutelare l’interesse dei consumatori, potrebbe peraltro avere anche un senso di mercato: in Italia gli abbonamenti alla pay tv sono plafonati, e, in una congiuntura economica non certo brillante, il fatto di dare un prodotto calcio a spezzatino potrebbe convincere alcuni abbonati addirittura a disdire i contratti piuttosto che a sottoscriverne dei nuovi. Una eventualità che non è nell’interesse dei broadcaster e neppure della Lega Serie A.
Poiché l’obiettivo di Infront, per Serie A, Coppa Italia, Supercoppa, diritti ancillari ed esteri, è quello di raggiungere gli 1,4 miliardi di euro all’anno (200 milioni in più rispetto al triennio 2015-2018), il grosso della crescita arriverà dalla vendita dei diritti all’estero (valevano 186 milioni all’anno nel precedente triennio, si punta ad avvicinare quota 300 milioni all’anno nel periodo 2018-2021) e dalla Coppa Italia: la Rai versava 22 milioni all’anno nel precedente triennio, ma a questo giro la competizione interessa pure a La7, Discovery Italia, Sky Italia, e si andrà vicini ai 40 milioni all’anno.

di Claudio Plazzotta, Italia Oggi

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