Cosa significa l’ultima sfida di Elon Musk per le autostrade sotterranee

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L’imprenditore con la sua nuova “Boring Company” pensa a tunnel sotto Los Angeles “Non voglio fare il salvatore, cerco solo di pensare al futuro e non essere triste”

Quando il 17 dicembre dell’anno scorso Elon Musk scrive un tweet e si lamenta del folle traffico di Los Angeles, per un battito di ciglia l’imprenditore seriale sembra iscriversi alla cricca di ricchi e belli della West Coast. Ma Elon Musk non ragiona così. Aggiunge: «Costruirò una fresa meccanica e inizierò a scavare». Pochi minuti e arriva un nuovo messaggio: «Lo farò davvero».
Quattro mesi dopo, il fondatore delle auto elettriche Tesla e della compagnia spaziale SpaceX presenta la sua nuova creatura: The Boring Company. Si chiama così per il nome inglese delle frese meccaniche, «boring machines», ma è anche un gioco di parole sulla «società noiosa». Vuole costruire una rete di tunnel sotterranei in cui far viaggiare le automobili a grandi velocità. Le nostre automobili del futuro (guidate o più probabilmente driverless) potranno entrare nella rete sotterranea facendosi trasportare da grandi ascensori verticali che saranno disposti sulle strade. Una volta arrivati sotto terra, i mezzi saranno trasportati da grandi pattini a duecento chilometri all’ora, impostando con un app la destinazione. Musk ha svelato i piani con una simulazione video che fa apparire il piano più concreto.
Il progetto
È molto presto per capire se la società verrà finanziata e convincerà mai qualche città, a partire da Los Angeles, che è la peggiore al mondo per livello di traffico secondo una graduatoria specializzata, a iniziare a scavare. Ma la storia recente suggerisce attenzione. Le mosse appena descritte vanno studiate perché sono tipiche di Musk, imprenditore vulcanico e seriale. A sua volta, il modus operandi di Musk va compreso per immaginare un metodo nuovo di fare impresa, nell’era in cui la conoscenza è a portata di mano e il costo della tecnologia si riduce in modo sensibile. Ogni volta che Musk, 45 anni, nato in Sudafrica e poi trasferito negli Stati Uniti, si lancia in una nuova impresa la prima reazione è legittimamente scettica. Poi, un passo alla volta, i risultati arrivano. Creare l’auto elettrica dopo anni di tentativi andati a vuoto e diventare la prima azienda davanti a Gm e Ford? Fatto. Lanciare satelliti nello spazio e riutilizzare i missili invece di perderli? Fatto.
Periodicamente gli analisti finanziari si spazientiscono perché temono che le nuove idee di Musk lo distolgano dagli obiettivi di Tesla, l’unica società quotata di quelle che controlla. Puntualmente, sia pure con grandi rischi, le idee prendono quota.
La velocità
È la capacità di pensare a fare la differenza, e la capacità di eseguire in velocità. Un altro mostro sacro della scena tecnologica americana, il fondatore di Amazon Jeff Bezos, ha scritto nell’ultima lettera agli azionisti che «la gran parte delle decisioni devono essere prese quando si ha circa il 70 per cento delle informazioni. Se aspetti di avere il 90 per cento, probabilmente sei lento». Musk aderisce sicuramente a questa teoria.
Per ora l’idea occupa il «2 o 3 per cento del mio tempo – ha detto Musk -, principalmente grazie al lavoro di qualche stagista e persone che ci lavorano part time, ma stiamo facendo buoni progressi». Hanno comprato un paio di macchinari di seconda mano, studiano come migliorare il processo di costruzione dei tunnel, per esempio aumentando la velocità dei macchinari. È ancora presto, ma una fresa con il logo di The Boring Company è stata fotografata fuori dagli stabilimenti di SpaceX.
La sua azienda di trasporti spaziali lavora ogni giorno con l’obiettivo di portare l’uomo su Marte. Risolvere il traffico di Los Angeles è un obiettivo più terreno. «Ma voglio essere chiaro – ha detto venerdì -, io non voglio essere il salvatore di nessuno. Sto soltanto provando a pensare al futuro, e a non essere triste».

BENIAMINO PAGLIARO, LA STAMPA

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