Personale sgarbato nei caffè, Parigi corre ai ripari

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Nell’era della reputation le proteste sono un problema per il turismo. Bar cercano di imporre stile anglosassone

– “Arroganti, sgarbati, maleducati”: la scarsa affabilità dei garcons de Café parigini non è solo un banale cliché da sempre legato alla capitale di Francia.
Chiunque abbia trascorso almeno un fine settimana nella città più visitata al mondo l’avrà probabilmente toccata con mano.
Sarà la rivoluzione del 1789, il rifiuto all’asservimento, o anche solo il maltempo che imperversa così spesso da queste parti, fatto sta che con il servizio i parigini proprio non ci sanno fare. Sgarbato o semplicemente indisposto allo svolgimento di mansioni da cui non sembra trarre minimo giovamento, il personale autoctono è tra i peggiori d’Europa. Sui 28 Paesi dell’Unione, la cosiddetta patria dell”art de vivre’ e della gastronomia è diciassettesima in fatto di qualità del servizio.
Osservava nel 2015 il Wall Street Journal: “Denigrato e spesso incompreso, il cameriere francese è una razza impenetrabile”. I milioni di turisti che ogni anno solcano il pavé della capitale ci hanno fatto l’abitudine, dinanzi alla bellezza di Parigi – osservano i più – si può chiudere un occhio. Solo che ora anche il più ammirato dei flaneur rischia di perdere la pazienza. Ai tempi di TripAdvisor, con le stelline degli utenti e il rating a portata di smartphone, c’è poco da scherzare, perché tra proteste e giudizi impietosi, quella che prima era solo una forma di folclore locale rischia di rivelarsi un problema per il turismo, come scrive oggi in prima pagina Libération. Tanto che diversi tra brasseries e ristoranti – tra cui il celebre Les Deux Magots di Saint-Germain des Près – si rimboccano le maniche per cambiare le cose, introducendo un servizio più “sorridente” ed affabile, in stile “anglosassone”.
In parallelo, le organizzazioni di categoria – come l’Umih – non negano il problema e moltiplicano le raccomandazioni, anche in vista delle presidenziali, per “fare della Francia un Paese con un’accoglienza di alta qualità”. Secondo un sondaggio realizzato dall’Istituto Ifop per Ouest-France, beghe e battibecchi dovuti alla scarsa amabilità del personale sono più frequenti nella capitale che in provincia (78% contro il 69%). In una parodia rimasta celebre il sito internet satirico Le Gorafi titolò cosi: “Parigi: il cameriere gentile era in realtà un impostore”. E però – assicura Libération – ai tempi del rating on-line le cose sono destinate a cambiare: il serveur villano è ormai una specie in via d’estinzione, pronta per il Musée Grévin, il museo delle cere dei Grands Boulevards. Agenzie di comunicazione come Present Perfect propongono atelier intitolati ‘certificazione simpatia’, sul modello anglosassone, per formare il personale parigino ad un servizio più sorridente e gentile. Ma in città c’è già chi rimpiange la vecchia guardia. Rispetto ai sorrisi a comando degli americani e a una cordialità di facciata dettata solo dal Dio denaro, il garcon de café viene incensato dagli irriducibili come un ultimo baluardo di sincerità, in un mondo annacquato dall’ipocrisia del politicamente corretto. Pierre, per esempio, sintetizza cosi: “Facile strappare un sorriso da un barista di Starbucks, provate a ottenere lo stesso in una qualsiasi brasserie parigina: sarà tra le più grandi soddisfazioni della vostra vita”.

di Paolo Levi, Ansa

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