Carige non fa prezzo in Borsa, l’aumento sarà a 1 centesimo

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Secondo gli analisti l’azione della banca sarà una “penny stock” difficile da scambiare, ma l’operazione rende percorribile il piano industriale

Sono tornati stamattina in negoziazione i titoli Carige dopo la sospensione legata alle trattative finali per la formazione del consorzio di garanzia dell’aumento di capitale e l’azione è andata subito in difficoltà non riuscendo a far prezzo. La Commissione nazionale per le società e la Borsa ha disposto la revoca della sospensione temporanea delle negoziazioni nei mercati regolamentati e nei sistemi multilaterali di negoziazione italiani relativamente ai titoli emessi o garantiti dalla banca ligure (segui Carige in Borsa). Le azioni non riescono a segnare un prezzo d’apertura due sedute di congelamento e in vista dell’aumento da 560 milioni che dovrebbe partire dopo domani. Le azioni ordinarie, che hanno chiuso la seduta di mercoledì a 0,1473 euro, hanno mostrato inizialmente un prezzo teorico di 0,134 (in calo del 9%) e ora sembrano orientate a scendere ulteriormente sotto 10 centesimi: il teorico attuale è di 0,0737, in discesa del 48%. L’aumento è offerto in opzione ai soci in un rapporto di 60 titoli nuovi per ogni vecchio già posseduto e il prezzo di emissione dei nuovi titoli è di 0,01 euro per azione. “Carige diventerà una ‘penny stock’ di difficile negoziazione – è il commento di Banca Akros – ma dovrebbe essere posta nelle condizioni per lavorare alla realizzazione del suo business plan”. Nelle ultime, convulse, giornate è arrivata la conferma che l’aumento di capitale da 560 milioni di euro di Carige si farà, forse già dal prossimo 22 novembre, al prezzo di 1 centesimo per azione, che corrisponde grosso modo al 25% del valore tangibile (reale, ndr) della banca. Dopo lo stallo di giovedì scorso, a seguito della mancata formazione del consorzio di garanzia, le divergenze tra soci e le banche incaricate si sono ricomposte e nella notte l’accordo è stato raggiunto, grazie alla mediazione ostinata dell’amministratore delegato Paolo Fiorentino per evitare di far saltare tutto, compresa la Banca. Un fulmine a ciel sereno quello di giovedì scorso, che ha fatto scattare la sospensione immediata del titolo in Piazza Affari, confermata poi l’indomani dalla Consob che ora l’ha tolta. Intanto le banche firmatarie dell’accordo per il consorzio di garanzia (Deutsche Bank, Credit Suisse e Barclays), a cui si è aggiunta Equita Sim, ostentano ottimismo, mentre i soci stabili, Malacalza Investimenti per il 17,6%, Gabriele Volpi per il 9,9% Aldo Spinelli per lo 0,45% e Coop Liguria per l’1,76%, si sono irrevocabilmente impegnati a sottoscrivere l’aumento. Anche Davide Serra, finanziere sostenitore di Renzi attivo con Algebris, si è detto pronto a entrare nel capitale con il 2% post-aumento. Per l’ad della banca ligure, Paolo Fiorentino, c’è stato “allarmismo ingiustificato” in questi giorni, “l’aiuto di Stato è escluso” e c’è “fiducia” sul buon esito dell’aumento. L’aumento sarà “iperdiluitivo”, in quanto è previsto “un numero di nuove azioni molto elevato rispetto al numero di azioni in circolazione, ad un prezzo fortemente scontato rispetto a quello di mercato”, ha spiegato la Consob. Verranno emessi infatti 49,81 miliardi di nuove azioni, pari a 60 volte gli 830,2 milioni di azioni circolanti, al prezzo di sottoscrizione di 1 centesimo, a fronte dei 14 centesimi della chiusura di Borsa dello scorso 15 novembre. Anche Borsa Italiana ha qualificato l’operazione di aumento di capitale di Carige come “fortemente diluitiva”.

La repubblica