Ieri, da Fazio, Di Maio ha spiegato il suo no a Renzi

Share

Il candidato premier del Movimento Cinque Stelle a Che Tempo che Fa: «Sapevo che in Sicilia sarebbe andata male per il Pd, ma non così male». E sulle elezioni: «Questo è il momento dei giovani»

«Il terremoto del voto in Sicilia ha completamente cambiato la prospettiva. Volevo avviare la campagna elettorale con il candidato di centrosinistra. Ma non credevo andasse così male. E che il Partito Democratico e tutta l’ala di sinistra non lo riconoscesse più come leader. Non potevo legittimarlo io». Così Luigi di Maio,che ha vinto le primarie del Movimento Cinque Stelle alle prossime elezioni, ha motivato il suo retro front a partecipare alla trasmissione Di Martedì insieme a Matteo Renzi, dopo che lui stesso aveva chiesto un incontro. Lo fa rispondendo alle domande di Fabio Fazio negli studi di Che Tempo che Fa. E sul caos che ha travolto il Pd precisa: «Chi sarà il candidato? Non scommetterei su nessuno. La sinistra ha sempre dimostrato di litigare per le poltrone così tanto da suicidarsi politicamente da sola».

La legge elettorale: «Favorisce alleanza Fi-Pd»

Il dibattito si sposta poi sulla legge elettorale: «Favorisce l’alleanza tra Forza Italia e Pd. Vogliono cercare di arginare noi. Hanno fatto il voto-trabocchetto. Ma i numeri per fare l’accordo non li avranno. Noi, anche dopo il risultato in Sicilia, possiamo arrivare al 40% e rompere il loro giochetto». Dice che il M5S è diverso perché «se ci scegliete, non sarà a scatola chiusa: si saprà già chi sarà il presidente del Consiglio, il Consiglio di ministri, quale il programma e il progetto per l’Italia». Di Maio si dice pronto per guidare il Paese, nonostante abbia solo 31 anni: Questo è il momento dei giovani. C’è una generazione europea che è stata tradita dalla politica e adesso sta cercando di riprendersela. Tutti quelli che in questi anni hanno detto “mi sento pronto” hanno fallito perché pensavano di portare avanti da soli un Paese. Noi vogliamo fare squadra. Per questo saprete prima i nomi di chi andrà a governare». Così come il programma da seguire, specifica, «un programma legato alla difesa dei più deboli, contro la corruzione e che lotta per eliminare i privilegi». La prima cosa da cambiare? «L’approccio alle ingiustizie». E come esempio c’è la proposta di riforma della Rai presentata da Roberto Fico: «Noi vogliamo premiare il merito. Mettiamo insieme i migliori. E poi se serve, per sganciarle dalle lotte politiche, usiamo anche il sorteggio».

«Il referendum sull’euro come estrema ratio»

Fazio incalza Di Maio e gli chiede un nome che vorrebbe nella sua squadra di governo. «I nomi li conoscerete nei prossimi mesi», si sfila il vicepresidente della Camera. «Ma il profilo è importante. Un ministro lo immagino come una persona competente nella materia di cui si occupa ma deve avere anche sensibilità politica. Abbiamo avuto i tecnici che non avevano sensibilità e poi abbiamo avuto la spartizione politica». Il motto del Movimento, «uno vale uno», secondo Di Maio «non significa uno vale l’altro. Quando creeremo una squadra di governo, sceglieremo persone che abbiamo una storia in quella materia. Uno vale uno significa che da noi si partecipa, e che non decidono solo le segreterie di partito». Poi sull’euro assicura che il Movimento vuole rimanere nell’Unione europea e nell’unione monetaria, «ma vuole cambiare i trattati. Come estrema ratio utilizzeremo il referendum sull’euro». Di Maio conclude raccontando cosa andrà fare negli Stati Uniti nei prossimi giorni: «Andrò a raccontare cos’è il primo Movimento europeo».

Corriere.it