Cda più snello per Unicredit

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Investitori istituzionali al 62%. Persi 500 mln in Alitalia

Unicredit studia un cambio di governance con un cda più snello, ridotto da 17 a 15 membri e un solo vicepresidente a partire dal 2018: lo ha annunciato l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier a margine dell’assemblea degli azionisti, che ha approvato il bilancio 2016 con una perdita netta consolidata di 11,8 miliardi di euro. «Stiamo facendo una semplificazione perché siamo una banca internazionale: il team sta lavorando in modo molto dinamico».
Intanto Luca di Montezemolo ha rinunciato alla carica di vicepresidente proprio nell’ambito di questo processo.
Il passo indietro è arrivato dopo quello dell’altro vice Fabrizio Palenzona.
In futuro, ha sottolineato Mustier, «ci aspettiamo un aumento degli investitori internazionali. Abbiamo avuto 200 nuovi investitori nei bond. Gli azionisti sono interessati non solo alle azioni Unicredit ma anche ai bond. Le banche italiane sono più attrattive e anche Unicredit lo è, con oltre il 60% degli investitori istituzionali». Proprio durante i lavori è emerso che, dopo l’aumento di capitale, il 62% dell’istituto è nelle mani degli istituzionali, di cui 2% italiani. Al retail fa capo il 13% del capitale, ai fondi sovrani il 10%, alle fondazioni il 6% e ad altri soggetti il 9%.
Intanto «la qualità dell’attivo è in continuo miglioramento, a conferma della nostra solidità», ha osservato l’a.d., aggiungendo che il gruppo ha conseguito «una riduzione significativa dei crediti deteriorati grazie ad azioni decise per ridurre il rischio, raggiungendo il livello più basso da metà 2010».
Unicredit ha ceduto poco più del 50% degli npl, con l’obiettivo di arrivare a 20 miliardi di euro nel 2019. Nel bilancio 2016 le sofferenze sono scese del 36% e le inadempienze probabili del 9%. Con il successo della recente ricapitalizzazione da 13 miliardi, Unicredit è in anticipo sulle regole di Basilea 3 che entreranno in vigore fra due anni.
In prospettiva Unicredit punta a una crescita interna, escludendo fusioni o acquisizioni: «Il nostro team sta lavorando a implementare il piano industriale e a null’altro: non abbiamo più niente da vendere né da acquistare». Il perfezionamento della cessione di Pioneer ad Amundi per 3,54 miliardi è confermato per giugno.
Un punto caldo è invece rappresentato dal dossier Alitalia, e qui Unicredit non è disposto a perdere altri soldi senza una soluzione definitiva. «Abbiamo perso 500 milioni di euro in Alitalia, cosa possiamo fare di più?», si è chiesto Mustier a proposito della compagnia di cui la banca detiene il 12,9%. «Se non c’è una sostenibilità di lungo termine, non c’è soluzione per Alitalia».
A Piazza Affari Unicredit ha guadagnato l’1,83% a 13,88 euro.

Italia Oggi