In Italia il costo del lavoro rimane elevato

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Nonostante il calo registrato tra il 2014 e il 2016, unʼanalisi della CGIA di Mestre osserva che un dipendente costa allʼimpresa quasi il doppio dello stipendio netto

Il Documento di economia e finanza (DEF) potrebbe contenere novità sul cuneo fiscale – ovvero la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso dipendente incassa, netto, in busta paga –, tra i più alti dell’area OCSE.
Tra i trenta Paesi dell’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, soltanto una manciata di economie – l’elenco include: Francia, Repubblica Ceca ed Estonia – hanno un carico contributivo per dipendente superiore a quello italiano, nonostante qualche (timido) miglioramento. Nell’edizione 2017 del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi, l’ISTAT osserva che “a partire dal 2014 si osserva un sostanziale recupero della competitività di prezzo attraverso il costo del lavoro, favorito anche dai provvedimenti di decontribuzione attuati nel 2015”.
Al terzo trimestre del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2014, il costo del lavoro per l’insieme delle attività economiche è diminuito dell’1,3% in Italia e dello 0,2% in Spagna, mentre in Francia e in Germania è aumentato rispettivamente del 2,6 e del 5,2%. In Italia, il costo del lavoro rimane comunque consistente, condizionando la capacità di spesa degli italiani. Uno studio della CGIA di Mestre – l’analisi ha esaminato la composizione delle buste paga di due lavoratori dipendenti entrambi occupati nel settore metalmeccanico dell’industria – ha provato a quantificarlo.
Dall’indagine emerge che il primo operaio, con uno stipendio netto mensile di poco superiore ai 1.350 euro, costava al suo datore di lavoro un po’ meno del doppio: 2.357 euro. Questo importo è dato dalla somma della retribuzione lorda (1.791 euro) e dal prelievo contributivo a carico dell’imprenditore (566 euro). Il cuneo fiscale è pari a 979 euro che incide sul costo del lavoro per il 41,5%.
Il secondo lavoratore, un impiegato con una busta paga netta di poco superiore a 1.700 euro, costava alla sua impresa oltre 3.200 euro, quasi doppio rispetto allo stipendio versato mensilmente. Questa cifra è composta dalla retribuzione mensile lorda (2.483 euro) a cui si aggiungono i contributi mensili versati dal titolare dell’azienda (729 euro). Il cuneo fiscale è di 1.503 euro, che incide sul costo del lavoro per il 46,8%.

TGCOM 24