Messina a Class Cnbc: Intesa crescerà per linee interne

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L’ad di Intesa Sanpaolo premiato a New York dal numero uno di BlackRock, Larry Fink. Messina: Gubitosi il manager giusto per Alitalia. Bisogna subito affrontare il problema del debito pubblico italiano. E su Generali: abbiamo visto che l’operazione non creava valore per gli azionisti

L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo è stato intervistato ieri sera a New York da Silvia Berzoni per Class Cnbc. Messina è stato premiato dalla Foreign Policy Association con il Corporate Social Responsibility Award. Il premio è conferito ai manager del settore finanziario che si distinguono nel campo della responsabilità sociale d’impresa.
A introdurlo sul palco della sala dell’hotel St. Regis dedicata all’annuale Financial Services Gala Dinner, è stato Larry Fink, presidente e amministratore delegato di BlackRock ossia il più grande money manager al mondo che della banca italiana è il secondo maggiore azionista con una quota del 5% circa. Sono “onorato di chiamare Carlo un amico”, ha detto Fink. Più tardi, incontrando la stampa italiana, Messina ha spiegato come negli Stati Uniti c’è il 35% dell’azionariato di Intesa Sanpaolo e che Fink è uno degli investitori “più vicini alla banca e a me personalmente”.
Ai microfoni di Silvia Berzoni, Messina ha dichiarato che Intesa Sanpaolo ha abbandonato qualsiasi idea di crescita per linee esterne: “Il futuro della banca è la crescita per linee interne”, ha affermato, dicendo basta alle ipotesi di M&A. Su Generali “siamo stati trasparenti e tutti lo hanno apprezzato. Abbiamo valutato un dossier ma l’operazione non creava valore per i nostri azionisti”.
Per quanto riguarda Alitalia, Messina ha detto che Il commissariamento “va assolutamente evitato” e l’ex direttore generale della Rai Luigi Gubitosi è “il manager giusto, serve un manager capace di trovare soluzione condivisa con i sindacati”. L’ad di Intesa ha quindi affrontato il tema del debito pubblico dell’Italia: quando arriverà la fine del Qe, se il governo non interviene con mano forte sul debito pubblico lo spread schizzerà alle stelle. Il nostro vero problema non è la crescita ma il debito.