No, PewDiePie non è un razzista

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Prima un po’ di fatti: PewDiePie, ovvero Felix Kjellberg, classe ’89, svedese, è lo Youtuber con più iscritti al mondo. A oggi, ne conta oltre 53 milioni. La media visualizzazioni dei suoi video si aggira attorno ai 4 milioni. È diventato famoso grazie ai suoi gameplay: lunghe sessioni di gioco registrate al computer. Lentamente ha cambiato genere, specializzandosi in vlog ironici e video (più o meno) comici. Nel corso degli anni è stato protagonista di cartoni animati (South Park), è finito sulla copertina di alcune riviste (Variety), ha scritto un libro e sviluppato due videogiochi. Vive in Inghilterra, a Brighton, dove – dice – la connessione Internet è migliore. È fidanzato con l’italiana Marzia Bisognin, di Venezia, anche lei Youtuber, nota con il nome di CutiePieMarzia.
Da alcuni giorni, PewDiePie ha riguadagnato le home dei siti dei maggiori giornali di settore (The Verge, Polygon, WIRED) e dei più importanti quotidiani (Wall Street Journal) per – questo si dice – “battute razziste”. Prima la Disney, con cui PewDiePie aveva un accordo commerciale, poi YouTube, che si preparava a rilasciare la seconda stagione del suo show, Scare PewDiePie, hanno rescisso i loro contratti con lo Youtuber. E nel mondo, specie in quello di media, non fa che rincorrersi la voce – piuttosto insistente – che questa volta Felix abbia esagerato: che nei suoi video ci siano contenuti eccessivi, dallo sfondo razzista, in cui si inneggia alla morte di, citiamo, “tutti gli ebrei”.

IL SECOLO XIX