Apple corteggia Trump: pronta a investire 7 miliardi negli Usa

Share

Le scelte del presidente Trump spingono le imprese Usa a rimpatriare la produzione. La società di Cupertino straebbe valutando di aprire una fabbrica Foxconn negli Stati Uniti

Trump o no, anche la Apple sta pensando di portare parte della sua produzione negli Stati Uniti, sulla scia dell’ondata protezionistica del neo eletto presidente e delle decisioni di alcune case automobilistiche, come Fca che investirà un miliardo di dollari e la Ford che ha annullato un investimento in Messico. Il colosso di Cupertino e il suo principale fornitore (Hon Hai Precision Industry, più noto come Foxconn) stanno valutando un investimento da 7 miliardi negli Stati Uniti. Le risorse sarebbero destinate a costruire in Usa un sito produttivo per display e potrebbe generare tra i 30 mila e i 50 mila posti di lavoro. Lo ha affermato Terry Gou, presidente di Hon Hai, nel corso di un evento a Taipei.
E’ la prima conferma alle indiscrezioni pubblicate lo scorso novembre da Nikkei. Secondo la testata giapponese, Apple avrebbe chiesto a Hon Hai di indagare sulla possibilità di trasferire parte della produzione dalla Cina al Nord America. Alla base della scelta ci sarebbe anche l’evoluzione del prodotto: “Con la crescente domanda di display sempre più grandi – ha affermato Gou – rendere la produzione locale potrebbe essere una soluzione migliore rispetto al trasporto dalla Cina agli Usa”. Lo Stato individuato per la costruzione del nuovo stabilimento sarebbe la Pennsylvania. Nikkei riferisce che un rappresentante della Pennsylvania Trade Office sarebbe stato presente all’evento di Hon Hai.
Il gruppo ha assicurato che non abbandonerà la Cina, ma guarda agli Stati Uniti con sempre maggiore interesse. Potrebbe approdare in Usa anche Smart Technologies, controllata di Foxconn con sede in Canada. La scelta dipenderebbe anche dalle dichiarazioni di Donald Trump: il neo-presidente ha infatti affermato di voler rinegoziare il North American Free Trade Agreement, l’accordo per il libero scambio che coinvolge Washington, Messico e Canada.

La Repubblica