Trump, Putin, elezioni e Brexit. 2017 anno di incognite per l’Unione europea

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Il 2017 sarà un anno di incognite per l’Europa. Si vota in Francia, Germania, Olanda e Italia (forse) tra boom degli euroscettici e Trump alla Casa Bianca

Il 2017 sarà un anno ricco di incognite per l’Unione europea. Francia, Germania, Olanda e probabilmente anche l’Italia andranno ad elezioni e gli esisti non sono mai stati così incerti. I movimenti euroscettici sono in crescita e se Angela Merkel sembra tenere Marine Le Pen ha ottime possibilità di sedere all’Eliseo. Intanto il 20 gennaio Trump traslocherà alla Casa Bianca e con lui si aprirà una fase tutta nuova nei rapporti transatlantici e soprattutto con la Russia di Putin. E mentre gli Stati Ue si azzuffano su come gestire i flussi migratori le intelligence dei Ventotto lavorano per scongiurare nuovi attentati dell’Isis. Di tutto questo abbiamo parlato con Piero Graglia, professore all’Università Statale di Milano.

Professore, quali sono le sfide che l’Unione europea dovrà affrontare il prossimo anno?
“Nel 2017 ricorre il sessantesimo anniversario della firma del Trattato di Roma che ha di fatto istituito la Comunità economica europea. La sfida sarà riuscire a trasmettere ai cittadini europei il valore positivo del mercato unico che nel corso degli anni ha portato all’Europa prosperità e un aumento degli standard di vita. Questo é fondamentale soprattutto oggi che l’Ue viene percepita solo come pesantezza burocratica e austerità”.

Renzi voleva fare di questo anniversario un momento di rilancio dell’Europa. Ora che al governo c’é Gentiloni si continuerà ‘business as usual’?
“Se per rilancio dell’Europa si intende modificare il meccanismo decisionale a Bruxelles che vede lo stato economicamente più forte, la Germania, imporre le sue decisioni al resto dei Paesi, credo che l’obiettivo sia condiviso anche dal governo Gentiloni. Bisogna vedere quanto resisterà e le sponde che riuscirà a trovare in Europa”.

Nel 2017 si voterà in Francia, Germania, Olanda e probabilmente in Italia. Ci sarà una affermazione generalizzata dei movimenti populisti alle urne?
“In Germania credo che la cancelliera Merkel abbia ottime chance di essere rieletta visto che l’economia continua a crescere e la disoccupazione é bassa. Certo c’é un problema legato ai migranti che ha fatto aumentare il consenso nei confronti di Alternativa per la Germania che però rimane un partito minoritario”.

In Francia al secondo turno ci sarà una alleanza Repubblicani-Socialisti per fermare l’ascesa di Marine Le Pen?
“Questo é molto probabile. In Francia resta forte la tradizione politica di centro, patriottico-nazionalista, erede di De Gaulle, che guarda con diffidenza alla destra eversiva del Front National. Ma c’é anche una forte sinistra socialista”.

E in Italia?
“In Italia non abbiamo forti partiti popolari e socialisti che si possono alleare. Il Partito democratico non é propriamente di sinistra, ma va a pescare più nell’elettorato di centro. Mentre né Alfano né Verdini possono dirsi alla guida di veri partiti popolari. Forza Italia sta vivendo una fase di transizione e Matteo Salvini rappresenta la destra, non certo il centro. Dunque più che ad una grande coalizione in Italia vedo una tendenza al partito ‘piglia tutto'”.

Quali sono in Italia i partiti ‘piglia tutto’?
“Il Pd e il Movimento 5 Stelle. Di fatto non si fondano su una ideologia, ma su un programma spurio che va a pescare in vari campi. Il M5S riunisce frammenti di sinistra delusa, centro irritato, destra e qualunquismo”.

Secondo lei nel 2017 ci sarà l’avvio del processo di divorzio tra la Gran Bretagna e l’Unione europea o perdurerà questo stato di incertezza?
“Gli inglesi hanno capito di aver fatto una grandissima sciocchezza a votare per il Leave e dunque Theresa May farà di tutto per non abbandonare l’Unione. Cameron ha usato il referendum come un’arma di ricatto nei confronti di Bruxelles, ma il suo bluff é andato male”.

Non é possibile che alla fine si raggiunga un accordo di separazione soft che porti ad avere un rapporto tra Uk e Ue come quello tra Norvegia e Unione?
“Non credo perché Oslo non é mai stata parte dell’Ue. Concedere alla Gran Bretagna lo stesso status dopo che gli inglesi hanno di fatto deciso di abbandonare l’Unione aprirebbe una fase di separazioni e divorzi in Europa senza precedenti. L’Est sarebbe il primo a voler usufruire dei vantaggi economici del mercato comune senza l’integrazione politica e i vincoli sul rispetto dei diritti civili che questa comporta”.

Vista l’elezione di Trump negli Stati Uniti crede che il Consiglio Ue e dunque gli Stati rinnoveranno o meno le sanzioni alla Russia per la guerra in Ucraina e l’annessione della Crimea?
“Dovrebbero. Noi europei crediamo che l’unico imperialismo cattivo sia quello statunitense quando invece la Russia é essa stessa uno Stato imperialista molto aggressivo. Con la Russia dobbiamo dialogare ma dobbiamo stare ben ancorati all’Alleanza transatlantica”.

Gli europei soffrono di un complesso di inferiorità nei confronti di Mosca e Washington?
“L’Europa é un gigante economico, un nano diplomatico e un verme militare. La divisione fra Stati e le rivalità interne ci hanno penalizzato sullo scacchiere internazionale, ma non dobbiamo dimenticare che l’Europa nel suo complesso é la prima economia del mondo”.

Gli interessi confliggenti si sono visti bene sul tema dei migranti. Si arriverà ad una redistribuzione dei migranti tra gli Stati?
“Sul tema migratorio é evidente la mancanza di una personalità politica unitaria dell’Europa. Se fossi Gentiloni chiederei una rinegoziazione del ruolo che l’Ue deve avere all’interno del tema migratorio”.

Nel 2016 terroristi legati all’Isis hanno portato a termine diversi attentati sul suolo europeo, l’Europa é preparata a contrastarli?
“Se l’Ue vuole avere un ruolo nella lotta al terrorismo, portato avanti da gruppi terroristici insediati in Stati falliti, deve darsi un coordinamento integrato delle forze militari e un intelligence condivisa. Da soli i singoli Stati non possono fare nulla”.

Tommaso Cinquemani, Affari Italiani