Pil: Confindustria rivede le stime al rialzo, ma l’incertezza politica potrebbe azzoppare lo slancio

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Accantonate le previsioni catastrofiche pre-referendum, il Centro Studi di viale dell’Astronomia prevede +0,9% nel 2016 e + 0,8% nel 2017 per toccare l’1% nel 2018. +905.000 gli occupati attesi tra il 2013 e il 2018. Peggiora il debito

L’economia italiana torna a crescere anche se lentamente e a corrente alternata e il Pil aumenta dello 0,9% nel 2016 e dello 0,8% nel 2017 per toccare l’1% nel 2018. Ma l’incertezza politica seguita al referendum costituzionale potrebbe azzoppare lo slancio: se infatti la crisi politica “dovesse rivelarsi lunga e disordinata” potrebbe costituire un pesante rischio al ribasso per l’economia del Paese, “peggiorando le aspettative e incidere sulla già fragile risalita della domanda interna e della produzione industriale”. E’ Il Csc di Confindustria a rivedere al rialzo le proprie stime di crescita elaborate nel settembre scorso. La recessione appare dunque , appare “ormai lontana” e gli economisti di Confindustria archiviano le catastrofiche previsioni elaborate prima del referendum costituzionale. La scelta di dar vita ad un nuovo governo ha infatti scongiurato lo scenario per il Centro Studi di Confindustria peggiore, quello di elezioni immediate. Certo l’incognita sulla stabilità effettiva dell’attuale esecutivo resta: “Se è vero che il Paese è abituato ai cambi di governo, questa volta ciò avviene in un contesto di arretramento del benessere e di sfilacciamento sociale e politico che non ha precedenti nel dopoguerra”, dicono ancora in viale dell’Astronomia guardando anche all’imminente rincaro del petrolio e al ritardo accumulato dall’Italia nel confronto internazionale come a concause che potranno minare lo sviluppo. Ma il Csc scommette piuttosto su un possibile slancio dell’economia legato “ad una maggiore flessibilità nel rapporto deficit Pil previsa dalla Legge di bilancio e al forte effetto leva sugli investimenti in macchinari creato dagli stimoli fiscali”. Ma per crescere a ritmi più elevati, spiega ancora il Csc, “è indispensabile mantenere alta la tensione verso la questione industriale”. In una parola, taglia corto lo studio di Confindustria: “bisogna evitare che l’attuazione del Piano Industria 4.0 finisca su un binario morto” e che le politiche attive del lavoro sbiadiscano. Un eventuale “traccheggiamento”, infatti, ammoniscono gli economisti del Csc, “non inciderebbe solo sul prossimo biennio ma avrebbe conseguenze su molti anni a venire. La crescita rimarrebbe troppo bassa per far fronte ai bisogni e alle sfide. Ci sarebbe una grande dissipazione di capitale umano attraverso un’alta disoccupazione ed emigrazione dall’Italia, specie di giovani”. Riviste anche le stime sulla disoccupazione: 11,4% 2016, 11% 2017 Confindustria rivede poi al ribasso le stime sul tasso di disoccupazione. Nel 2016 – si legge sugli Scenari economici – il tasso di disoccupazione si attesterà sull’11,4% (11,5% le precedenti previsioni) mentre nel 2017 le attese sono per un tasso in discesa all’11% (11,2% le precedenti previsioni. Nel 2018 il tasso di disoccupazione atteso è del 10,5%. L’occupazione totale (Ula) dovrebbe crescere dell’1,1% quest’anno e dello 0,6% l’anno prossimo. Lavoro: +905.000 occupati attesi tra 2013 e 2018 Il Csc lo sottolinea negli Scenari economici, spiegando che nell’estate 2013 si era raggiunto il livello più basso dell’occupazione. L’occupazione resterà comunque ancora di 1,1 milioni di unità più bassa rispetto al massimo registrato a inizio 2008. Conti pubblici: il deficit sale al 2,5% nel 2017 e al 2,6% nel 2018 Il rapporto deficit/Pil salira’ dal 2,4% previsto quest’anno, al 2,5% nel 2016 e al 2,6% nel 2018, parallelamente peggiora il deficit strutturale a dispetto della curva discendente indicata dal governo che stima il ‘close to balance’ a fine periodo. Il peggioramento, spiega il Centro studi di Confindustria, si deve principalmente alla minore dinamica del Pil nominale stimata dal CsC e all’esclusione dell’attivazione delle clausole di salvaguardia nel 2018. Anche il debito/Pil peggiora: dal 132,7% del 2016 al 133,4% del 2017 e al 133,7% del 2018.

RAINEWS

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