L’intelligenza artificiale sale a bordo “Sarà l’auto a riconoscere il pericolo”

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La visione mercedes sul futuro dell’auto autonoma. Uwe franke: “la sfida è creare le necessarie connessioni neurologiche per avvicinarsi alla percezione umana”

With the self-driving luxury sedan F 015 Luxury in Motion, Mercedes-Benz shows how the automobile is changing from a means of transportation to a private retreating space. Mit der autonom fahrenden Luxuslimousine F 015 Luxury in Motion zeigt Mercedes-Benz, wie sich das Auto vom Fahrzeug hin zum privaten Rückzugsraum wandelt.

Per partire con la fine, che si tratti di guida autonoma, decisioni personali, futuro della mobilità, risoluzione dei problemi o corretta analisi del big-data, è sempre una questione di neuroni. Il numero dei quali è direttamente proporzionale all’intelligenza; sia umana – dove i neuroni sono miliardi – che per quella creata in laboratorio, dove attualmente il loro numero è infinitamente più basso. Nel caso del “Future Talk” di Berlino organizzato da Mercedes, l’intelligenza artificiale è identificata nell’abilità e velocità nell’apprendere ed applicare le informazioni ricevute e percepite, adattandole alle variabili esterne. Oggi i computer utilizzano modelli di calcolo ispirati al nostro cervello ma ancora, quantomeno su strada, non sono in grado di prendere decisioni indipendenti dinnanzi ad un imprevisto non programmato nel sistema. Un tema legato a doppio filo con il comportamento dell’automobile nelle prossime decadi e approfondito nel corso del convegno, dove oltre agli esperti Mercedes, c’erano neuro scienziati e ricercatori come il Prof Jurgen Schmidhuber – colui che ha perfezionato l’algoritmo del riconoscimento vocale oggi utilizzato da tutti i “player” globali – il quale, con un ghigno inquietante, ha più volte ribadito come i computer, in macchina e non solo, potranno sostituire l’uomo. E anche in tempi brevi dato che ogni dieci anni la tecnologia si rinnova completamente e ciò
che era ultimo grido diventa gratuito, scontato, ai limiti dell’ininfluente. Quello dell’intelligenza artificiale, è spesso un discorso tra l’empirico e l’effimero; tra cultura pop e scienza. Un tema che spaventa e incuriosisce affrontato nei romanzi di Philip K.Dick e in pellicole come Metropo-lis, Blade Runner e 2001 Odissea nello Spazio. «Noi però vogliamo che l’uomo resti sempre al centro del progetto – puntualizza Patrick Klinger, addetto all’innovazione IT Daimler – la nostra ricerca è in bilico tra intelligenza artificiale e macchine intelligenti e l’obbiettivo quello di rendere le esperienze di guida più piacevoli, sicure ed ecologiche». Le applicazioni pratiche della visione riguardano automobili cognitive (quindi capaci di riconoscere ogni aspetto dell’ambiente circostante e decidere autonomamente il da farsi) dalle capacità semantiche analoghe alle nostre che andrebbero ben oltre la comprensione del semplice comando vocale. Inoltre, se equipaggiata con il corretto algoritmo, la macchina potrebbe “imparare” continuamente da ogni esperienza vissuta, analizzare preventivamente le situazioni, riconoscere qualunque immagine ed interagire direttamente con conducente e passeggeri. «La grande sfida – precisa Uwe Franke, il responsabile Daimler per l’analisi delle immagini e la relativa interazione di esse con i vari sistemi dello chassis – è creare le necessarie connessioni neurologiche per avvicinarsi alla percezione umana». Il che significa ampliare le attuali capacità dell’Imagenet. L’Imagenet è in sostanza la collezione di elementi che compongono l’immagine di tutto ciò che l’auto vede su strada; cielo, alberi, macchine, marciapiedi, pedoni e così via. Più la distinzione è precisa, meglio funzionano i sistemi di sicurezza attiva. «Quello della Mercedes – dice Miguel Nicolelis del reparto di neuro ingegneria del Duke Center – è il migliore che abbia mai visto ma non può processare informazioni senza struttura» mentre nell’essere umano, variabili ed eccezioni vengono comprese ed inserite nel processo decisionale in millisecondi: «Per fare ciò ai computer serviranno tanti altri neuroni ma dato che nessuna storia cerebrale umana è uguale all’altra, e che nel nostro organismo le informazioni sono incorporate nei tessuti, credo – conclude Nicolelis che la nostra intelligenza non possa essere simulata o replicata da macchine digitali o computer». Il prototipo Mercedes F015 su cui la casa tedesca sta studiando tutte le tecnologie della guida autonoma e i sistemi più evoluti di intelligenza artificiale.

Matteo Morichini

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