Federal Reserve valuta il rialzo dei tassi a settembre, mercati in rosso

The Federal Reserve Bank of Boston's President and CEO Eric S. Rosengren speaks during the "Hyman P. Minsky Conference on the State of the U.S. and World Economies", in New York, April 17, 2013. REUTERS/Keith Bedford
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Dopo la decisione della Bce di mantenere lo status quo a preoccupare gli investitori sono gli Stati Uniti. Per Eric Rosengren, presidente della Fed di Boston, ci sono “ragionevoli condizioni” affinchè il costo del denaro sia alzato già nella prossima riunione del 20 e 21 settembre. Piazza Affari crolla Mps. Stabile l’euro, in rialzo lo spread. Chiusura in rosso per Tokyo

The Federal Reserve Bank of Boston's President and CEO Eric S. Rosengren speaks during the "Hyman P. Minsky Conference on the State of the U.S. and World Economies", in New York, April 17, 2013. REUTERS/Keith Bedford

Archiviata la decisione della Banca centrale europea che nella riunione di giovedì scorso ha deciso di mantenere lo status quo, deludendo quanti si aspettavano fin da questa prima riunione successiva alla pausa estiva un segnale forte di Mario Draghi, con l’ampliamento del Quantitative easing oltre la scadenza del marzo 2017, i mercati tornano a preoccuparsi delle prossime mosse della Federal Reserve.
Venerdì scorso, Eric Rosengren, presidente della Fed di Boston, ha fatto scattare le vendite a Wall Street dicendo che ci sono “ragionevoli condizioni” affinchè il costo del denaro sia alzato già nella prossima riunione del 20 e 21 settembre: “Tenere i tassi bassi troppo a lungo – ha detto il banchiere – rischia di surriscaldare l’economia”. Inoltre, un’altra ombra sugli umori degli investitori è stata gettata anche dalle ravvivate preoccupazioni per lo stato di salute della candidata presidenziale Hillary Clinton che ha avuto un malore durate le celebrazioni per l’11 settembre.
Le Borse europee sono dunque pesanti in apertura di settimana disorientate proprio dalla possibilità che la stretta monetaria Usa si verifichi già a settembre. Parigi perde il 2,2% come Francoforte, Londra cede l’1,7% e Piazza Affari il 2,5% con le banche nel mirino degli investitori. Maglia nera a Mps (segui il titolo): a breve dovrebbe essere nominato il nuovo amministratore delegato, dopo l’addio di Fabrizio Viola. A pesare sul listino potrebbero essere anche le voci sull’ipotesi che nell’aumento di capitale fino a 5 miliardi previsto dal piano di risanamento possa essere escluso il diritto d’opzione. Nel frattempo, in settimana, arriveranno importanti rilevazioni quali l’andamento dell’inflazione nelle grandi economie europee: proprio l’obiettivo di una crescita dei prezzi vicino al 2% è il cuore del mandato della Bce (l’agenda dei mercati).
L’euro è stabile: la moneta unica viene scambiata a 1,1249 dollari (1,1268 dollari la quotazione Bce di venerdì). Avvio di settimana in rialzo per lo spread fra Btp e Bund tedesco. La differenza di rendimento segna 126,8 punti base (da 124 della chiusura di venerdì), con il tasso del decennale italiano all’1,282%. Intanto, il ministero dell’Economia ha collocato tutti i 6,75 miliardi di Bot a un anno con tassi in rialzo. Il rendimento passa infatti a -0,175% da -0,190%. La domanda, pari a 9,7 miliardi, è risultata 1,44 volte l’offerta.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dell’1,73% sulla scia del forte ripiegamento di Wall Street di venerdì scorso. Tra i dati macro rilasciati oggi, si segnala un aumento del 4,9% degli ordinativi ‘core’ di macchinari a luglio in Giappone rispetto al mese precedente: si tratta del secondo mese consecutivo di ripresa, dovuto in parte alla robustezza della domanda nel settore non manifatturiero (+8,6% contro il modesto +0,3% del ramo manifatturiero).
Venerdì scorso gli indici a Wall Street hanno chiuso una seduta caratterizzata da un forte sell-off provocato dal riaccendersi dei timori per un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, che si riunirà il 20 e 21 settembre prossimi. E così l’S&P 500 ha archiviato la peggiore settimana da febbraio con un -2,4%. Per il Dow è stata la più pesante da gennaio (-2,2%). Il Nasdaq, che il 6 e 7 settembre aveva raggiunto nuovi record in chiusura, ha perso il 2,4%.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in calo sul mercato after hours di New York. Il contratto Wti con consegna ad ottobre cede 85 cent a 45,03 dollari al barile. In calo anche il Brent, che a Londra perde l’1,7% a 47,22 dollari al barile. Poco mosso, invece, l’oro dopo giorni di calo sui mercati asiatici. Il metallo prezioso con consegna immediata viene scambiato a 1.328,10 dollari l’oncia.

Giuliano Balestrieri, La Repubblica

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