Francia, JDD cambia direttore

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Il numero uno di Lagardère caccia Jérôme Bellay: ha simpatie per la destra di Marine Le Pen Un segnale a Hollande per salvare il giornale in crisi

Jérôme Bellay«Quando mi accorgerò di non essere più il migliore giornalista su piazza, vi assicuro che mi farò da parte». Così aveva annunciato ai redattori del Journal du Dimanche Jérôme Bellay, personaggio avventuroso, tre mogli (l’ultima è la cantante pop Karin Cheryl ), cinque figli, una carriera strepitosa tra giornali e televisione, dalla cronaca di Reims nella Champagne dov’è nato nel 1942 alla direzione di Radio France e poi a La Cinq, quando Berlusconi sognava un impero televisivo europeo, e poi ancora a Europe1 dove ha inventato il talk show; così aveva annunciato Jérôme Bellay al momento della sua nomina, cinque anni fa, nel 2011, a direttore dell’unico quotidiano francese in edicola la domenica. Ma Bellay, a 73 anni suonati, non s’è fatto da parte. L’ha messo alla porta, martedì 31 maggio, il gran capo del gruppo Lagardère (una conglomerata fatta di giornali, radio, tv, libri, edicole, centri commerciali e sportivi: 7 miliardi di fatturato), monsieur Arnaud in persona, accompagnandolo con una dichiarazione d’amore al veleno: « Jérôme appartient à l’éspece rarissime des seigneurs de l’information », Jérome appartiene alla specie oggi rarissima dei giornalisti di razza. Ma allora, perché cacciarlo? Arnaud, che certamente apprezza quel suo direttore troppo indipendente e un po’ malandrino (somiglia un po’ al nostro Cesare Lanza, se volete), conosce bene la risposta (così come la conosce bene chiunque lavori nei media, qui a Parigi). Solo che non può svelarla, non può dire che l’allontanamento di Bellay, che ha avuto sempre simpatie per la destra, prima Sarkozy e ora Marine Le Pen, è legato alla crisi profonda del Journal du Dimanche (che ha perso ben 60 mila copie negli ultimi due anni, a quota 120 mila: vedere ItaliaOggi del 16 marzo) e di tutto il suo gruppo editoriale compresi le « pepites », Elle e Paris Match. Arnaud deve ridurre i costi di almeno 50 milioni di euro, deve licenziare un centinaio di giornalisti su un organico di 220, deve quindi presentare un plan social, insomma la richiesta dello stato di crisi con annessa cassa integrazione, e per questo ha bisogno di tutta la condiscendenza del presidente Hollande e dei suoi ministri, i quali si ricordano ancora di quella copertina del Journal dell’11 ottobre 2015, alla vigilia delle elezioni regionali, con una grande foto di Marine Le Pen e il titolo « Un Français sur trois prêt à voter pour elle », un francese su tre è pronta a votarla. Ecco, con un direttore così, avrà pensato monsieur Lagardère, facendo i conti di quanto perde ogni anno il suo gruppo editoriale, sarebbe stato davvero complicato far passare un plan social per il JDD, che ormai agli occhi del governo è solo il «Journal de la droite », il giornale della destra. Alla vigilia delle presidenziali, meglio farne a meno. E non correre il rischio di qualche altra copertina, magari popolare (che, quindi, fa vendere), ma poco gradita al potere.

da Parigi GIUSEPPE CORSENTINO, ItaliaOggi

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