Roma, De Rossi a Mandzukic: “Muto, zingaro”

Share

Il capitano giallorosso ci ricasca dopo Abidal 2007: al 30′ insulta lo juventino

Juventus - Roma

Allo Juventus Stadium non è più tempo di violini, buy ma di grancassa. Quanto basta – almeno all’apparenza – per marchiare ancora una volta il calcio italiano come brutto, sporco e cattivo. Attori protagonisti stavolta sono Mario Mandzukic e Daniele De Rossi, con quest’ultimo che – secondo quanto si legge nei labiali delle tv – dice al croato: “Stai muto, zingaro di merda”. È il minuto 30 del primo tempo e l’attaccante è a terra e si sta lamentando con l’arbitro dopo che questi non gli ha assegnato una punizione per l’intervento di Manolas. Ma perché il capitano della Roma entra nel colloquio? Stop. Macchina indietro. A inizio partita, causa un pestone a palla lontana del giallorosso allo juventino, c’erano già state scintille tra De Rossi e Mandzukic, con Banti che aveva deciso di intervenire ammonendo Daniele e fischiando una punizione dal limite. Da quel momento i due giocatori si guarderanno in cagnesco per tutta la partita, anche quando nella ripresa toccherà al croato essere ammonito dopo una manata a Rüdiger, con cui lo juventino poi parlerà con la mano sulla bocca (cosa gli avrà detto?).
PROVA TV — Adesso la palla passa alla Procura Federale che, se gli ispettori segnaleranno il caso, potrebbe far valere la prova tv ai danni di De Rossi, che così correrebbe il rischio di essere squalificato, anche se da regolamento potrebbe scattare in teoria solo per atti violenti o frasi blasfeme (le bestemmie). Un’eventuale frase razzista quindi potrebbe restare fuori? Difficile. È materiale scottante, da discussione approfondita, il tutto proprio nella settimana della “querelle” Mancini-Sarri . Inutile dire che il web è stato inondato di commenti sul presunto insulto del capitano della Roma, con alcuni che postavano addirittura il frammento di video in questione. E la battaglia in Rete diventava senza esclusione di colpi.
IL PRECEDENTE — Non basta. Dagli archivi riemergeva anche un episodio datato 21 febbraio 2007. Si giocava all’Olimpico Roma-Lione degli ottavi di Champions League. Ebbene, a fine partita il terzino Abidal confidò ai media francesi che De Rossi gli aveva detto “negro di merda”. Nei giorni immediatamente successivi, dopo il polverone, si seppe però che già a fine partita il romanista era andato a dare le scuse all’avversario, che le aveva accettate.
DI BARTOLOMEI DURO — Nel polverone del web spicca l’intervento di Luca Di Bartolomei, figlio dell’indimenticato capitano giallorosso Agostino. “L’insulto di De Rossi fa schifo, si vergogni. I commenti sulla partita li lascio a voi, ma qualcuno a giugno se ne prenda la responsabilità”. Allegri glissa (“I giocatori in campo si dicono tante cose”), Spalletti lo difende: “Vorrà dire che insegneremo a Daniele a mettersi le mani davanti alla bocca. Mandzukic ci ha preso per il culo per dieci minuti. Quando si è sotto tensione evidentemente ci si dimentica di alzare la mano”. Assai più duro invece Nicchi, presidente dell’Aia: “Questi episodi sono pericolosi. Quando si assume il ruolo di personaggio pubblico e si è visti soprattutto dai giovani, bisogna dare esempi positivi. Mi domando: e se lo facesse un arbitro? Anche noi abbiamo i nervi tesi. Dico che bisogna cercare di controllare i propri impulsi”. In un calcio migliore, forse, sarebbe più facile.

Di Massimo Cecchini “Gazzetta dello Sport”

Share
Share