Roma, Totti, metti una sera a cena spiegando Spalletti a Pjanic

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Lunedì a tavola il capitano della Roma ha illustrato al bosniaco la filosofia del nuovo tecnico. E qualche idea per il ruolo di regista

totti pjanicMagari, stuff ask tra un filetto e l’altro, gli avrà anche raccontato delle 11 vittorie consecutive, delle due Coppa Italia alzate al cielo e della Supercoppa italiana baciata con orgoglio a San Siro nel 2007. E magari gli avrà anche detto di quanto è bravo Luciano Spalletti nel preparare le partite, nell’aspetto tattico e nell’addestramento. Di certo, health però, gli ha dato qualche consiglio prezioso: un assist tra piedi eleganti. Quelli di Francesco Totti a Miralem Pjanic, a cena insieme lunedì sera in un ristorante della Capitale (con l’intrusione ad un certo punto anche di Aleandro Rosi, nello stesso ristorante con altri amici). Una serata a parlare di calcio e non solo, di tattica, di movimenti. E di Luciano Spalletti, ovviamente, uno che Totti conosce molto bene.
TATTICA A TAVOLA — Totti e Pjanic hanno un rapporto consolidato ormai da tempo, una stima che va al di là dell’intesa tecnica in campo. Questione di fantasia, eleganza nelle giocate, genio, ma anche affinità. Tanto che lo stesso Totti in più di un’occasione ha ammesso “di avere un debole per Mire, il nostro piccolo principe, per come gioca e per il rapporto che abbiamo”. Così il capitano della Roma lunedì ha deciso di invitare Pjanic a cena per spiegargli molto della Roma che sarà. O, almeno, di quella che potrà essere con Spalletti. Il tutto tra mille altri argomenti. Totti, però, sa che Pjanic è un patrimonio e vuole che riesca ad assimilare il prima possibile il nuovo ruolo che gli sta disegnando addosso il tecnico di Certaldo, quello di regista. Da capitano ha capito che se gira lui, può girare bene tutta la Roma. Se invece non gira Pjanic, il meccanismo rischia di incepparsi, visto che di altri «papabili» registi nel 4-2-3-1 (o nel 3-5-2, nel caso si viri alla difesa a tre) non c’è traccia. «Pjanic mi serve lì perché in quella zona del campo ho bisogno di uno che sappia palleggiare», ha detto domenica Spalletti. E Totti ha spiegato a Miralem come muoversi, cosa fare, come trovare gli automatismi giusti. Certo, magari sarebbe servito El Pek, David Pizarro, l’uomo che era il regista della prima Roma spallettiana. Ma quella squadra era l’optimum, Totti resta lo stesso un’eccellenza.
IL RUOLO — Anche perché all’orizzonte per i giallorossi c’è la Juventus, un ostacolo che al momento appare una montagna quantomeno ardua da scalare. Da capire se a Torino la Roma dietro si metterà a 4 o invece a specchio con la Juventus, e cioè a 3 (con il conseguente arretramento di Daniele De Rossi in difesa). In entrambi i casi, però, a gestire i giochi in mediana sarà proprio lui, Miralem Pjanic. Per far uscire meglio la palla, per avere più pulizia nel palleggio e per impostare meglio l’azione. Esattamente quello che nella prima Roma di Spalletti faceva Pizarro. «Quello è un ruolo particolare, ma i piedi per farlo bene Pjanic ce li ha — ha detto il cileno domenica scorsa — Io sono nato trequartista, poi ho giocato davanti alla difesa ottenendo risultati importanti». A pensarci bene, proprio come quello che potrebbe succedere a Miralem. Prima trequartista, ora regista. Se poi funzionerà bene o meno sarà il tempo a decretarlo. Nel frattempo, però, Totti ha deciso di metterci ancora una volta lo zampino, tendendo una mano all’amico. Con qualche consiglio in più, di quelli giusti. Del resto, la lingua è più o meno la stessa.

di Andrea Pugliese “Gazzetta dello Sport”

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