Alitalia, la grande crisi messa sotto silenzio dal referendum

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Piano lacrime e sangue per l’ex compagnia di bandiera che insegue il modello Ryanair ma perde 500mila euro ogni giorno. Fallito il piano di risanamento ma sull’incubo licenziamenti vige il no comment, almeno fino al 5 dicembre

cramer ball AlitaliaBocche cucite in Alitalia così come dai sindacati: si aspetta l’esito del referendum, ma fino al 5 dicembre “proibito” parlare della grande crisi che toglie le ali alla nostra compagnia di bandiera. Lo specchio di quanto la tensione sia alta lo confermano i consigli di Amministrazione saltati e rinviati nell’ultima settimana. “Si attende di capire se il Governo Renzi sarà ancora un interlocutore” confermano fonti sindacali. All’orizzonte un piano di ristrutturazione che finirà per pesare sulle casse della Stato con inevitabili esuberi.
Dietro le livree con il tricolore e la grande operazione di marketing con le divise vintage tirate a lucido si nasconde una macchina mangiasoldi che pare aver esaurito la spinta al risanamento che nel 2015 aveva raggiunto l’obiettivo di portare le perdite a poco meno di 200 milioni di euro quando l’anno prima il rosso in bilancio aveva raggiunto la cifra monstre di 580 milioni.
Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, a denti stretti ha parlato mercoledì scorso di una situazione molto più negativa delle attese e che renderà difficile arrivare al pareggio di bilancio auspicato dalla compagnia per il 2017. Ad Alitalia il governo ha offerto una stampella facendo saltare dalla legge di Bilancio l’aumento sulla tassa d’imbarco.
Indiscrezioni filtrate da via della Magliana parlano di come Alitalia potrebbe tagliare fino a 2.000 posti di lavoro mettendo a terra ben 20 aerei: una richiesta arrivata dell’azionista di controllo Etihad, un estremo tentativo di riportare in equilibrio la società che parte da un’analisi precisa, ovvero il riposizionamento della compagnia sul medio-raggio.
Il punto chiave è l’adozione di una struttura vicina alle low cost più spinto per i voli di breve e medio raggio sul modello Cityliner, la linea regionale di Alitalia: via dunque alla riduzione del personale di terra, bevande e snack a bordo solo a pagamento.
Proteste lavoratori Alitalia3
“Una corsa al ribasso che Alitalia non puà permettersi – commenta Francesco Staccioli, responsabile per il trasporto aereo del sindacato Usb – mentre Ryanair, diventato con 29 milioni e mezzo di passeggeri trasportati il principale vettore del Paese, annuncia di voler far viaggiare i passeggeri gratis, si tratta di voler drogare un mercato che ha bisogno di regole, altrimenti saranno i lavoratori a pagarne e lo Stato italiano a farsene carico”. Staccioli ricorda come dal 2008 sono già stati 10mila gli esuberi in Alitalia “ma l’azienda non può rincorrere un modello attuato da compagnie che hanno un tournover esasperato, fatto di lavoratori giovani che restano poco tempo. In confronto Alitalia ha personale anziano”.
Se quindi l’azienda guarda al modello low cost per il mercato a medio raggio, l’espansione delle remunerative tratte intercontinentali sono bloccate dall’alleanza internazionali.
La nascita di Alitalia-Etihad.  Oltre alla joint venture con Air France-Klm, che scade nel gennaio 2017 e che non verrà rinnovata, serve una rinegoziazione della joint venture transatlantica con Delta Airlines e andrà anche rivista la partecipazione in SkyTeam: le principali compagnie dell’Alleanza starebbero svolgendo simulazioni nell’ipotesi che Alitalia si trovasse a non poter far fronte agli impegni verso i fornitori, o che uscisse dall’alleanza, un’eventualità che verrebbe a costare una penale compresa fra i 270 e i 290 milioni di Euro.
Sempre sul fronte alleanze smentita l’ipotesi di partnership con Lufthansa, l’aviolinea tedesca sta affrontando da giorni un braccio di ferro con i dipendenti in sciopero. Sempre in Germania inoltre la compagnia Air Berlin ( 29,21% proprietà di Etihad ) sta vivendo un momento estremamente “delicato” e non è da escludere un intervento proprio di Lufthansa per salvarla.
Oggi l’amministratore delegato dell’aviolinea, Cramer Ball, illustrerà le linee generali del piano per il rilancio della compagnia, ma l’approvazione definitiva è prevista solo quando si avrà un certo interlocutore governativo per affrontare il tema dei tagli per ora indicati da Ball come mere speculazioni. Difficilmente si affronterà nel mese di dicembre il tema degli esuberi perché è da evitare che nel periodo delle feste natalizie si abbiano malumori o, peggio, proteste da parte dei dipendenti, che possano danneggiare i viaggiatori italiani e stranieri.
Quello che emerge però nel quadro di una compagnia che perde centianaia di migliaia di euro al giorno è che a gadagnarci sia solo il socio di maggioranza Etihad: per gli arabi Alitalia è un affare grazie alle revenue per il traffico aggiuntivo sul proprio hub, gli affitti degli aerei, i contratti hedging per il carburante, manutenzioni e servizi che Etihad fornisce ad Alitalia.
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