Il Pd fa saltare il taglio agli stipendi della casta. E Grillo chiama la piazza

Share

Trucco dei dem per rinviare il varo a dopo il voto. Il leader M5S: tutti a Montecitorio

BEPPE-GRILLOLa proposta di legge grillina, prima firmataria Roberta Lombardi, risparmio previsti 61 milioni di euro, è bella, tanto bella che andrà in aula presto, prestissimo. Anzi subito, lunedì. E altrettanto subito, forse lunedì stesso, s’incaglierà nel complesso meccanismo procedurale, perché l’ufficio di presidenza della Camera ha messo in calendario il testo ma non gli emendamenti. Il provvedimento, sembra scontato, dovrà perciò tornare in commissione, ricominciando tutto da capo come nel gioco dell’oca. Se ne riparlerà tra diverse settimane, comunque dopo il referendum del quattro dicembre. Sospirone nel Pd: la campagna di Renzi è salva, la legge non farà ombra alla riforma costituzionale. Beppe Grillo però sta preparando una clamorosa contestazione. «Lunedì venite tutti a Montecitorio», scrive sul suo blog. Si prevede clima da stadio.

I Cinque Stelle parlando di truffa, di melina, di bizantinismo: anticipare la discussione della legge per bruciarla, o per lo meno rimandarla, è una mossa da raffinati mandarini. Mercoledì sera a favore dell’immediata calendarizzazione hanno votato tutti, tranne M5S e Sinistra italiana, ma il bersaglio è il Pd, il vero beneficiario della situazione. «La casta – si legge in una nota dei grillini in commissione Affari Costituzionali – è compatta contro i tagli degli stipendi. Il loro gioco è chiaro, lunedì tenteranno di rimandare il testo in commissione e di rinviare il tutto alle calende greche, magari dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre».

Al Nazareno l’imbarazzo si mischia al sollievo per aver, forse, disinnescato una mina pericolosa. Come si fa a non appoggiare una norma che riduce gli stipendi dei parlamentari da dieci a cinquemila euro? E come si fa ad appoggiarla, senza che se la intestino i grillini e senza depotenziare il referendum? Il rinvio è l’unica soluzione.

Certo, ci sarà un prezzo da pagare già da lunedì, quando gli spalti della Camera saranno pieni di attivisti pentastellati. Il Pd è «atteso al varco», come scrive ancora M5S. «Vogliamo proprio vedere con che faccia continuerà a parlare di risparmi quando, con un solo voto, si potrebbero far risparmiare ai cittadini 61 milioni di euro, ben quattro in più rispetto a quelli provenienti dalla riforma Boschi, approvando una semplice legge ordinaria. Il 24 ottobre li aspettiamo perché saranno costretti a gettare la maschera». Si prevede un clima da stadio.

«Anche voi vogliamo tagliare – dice il pd Francesco Sanna – ma non possono dire votate la nostra proposta o niente, accettino di ragionare con noi. O è solo un’iniziativa anti-referendum?». Per il centrista Gianfranco Librandi «la politica diventerebbe un’attività per ricchi, l’unico strumento per ridurre i costi è la riforma costituzionale». «Noi – aggiunge il dem Matteo Richetti – avevamo fatto delle proposte, sono loro che sfuggono al confronto sui rimborsi e sulla diaria». Secondo la Lega «M5S fa propaganda per nascondere i soldi di Di Maio». E Roberto Brunetta Fi, suggerisce l’equiparazione dello stipendio dei parlamentari a quello documentato nel 730 al momento dell’insediamento.

Ma Grillo sente l’odore del sangue e ha già chiamato alla mobilitazione generale per «stanare» Renzi. «I parlamentari sono sempre pronti a approvare leggi che mettono le mani nelle tasche dei cittadini ma quando si chiede di mettere le mani nelle loro tasche voltano le spalle».

Massimiliano Scafi, il Giornale