Torna a riunirsi la Bce: il mercato chiede più Qe, ma Draghi potrebbe attendere

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Secondo gli economisti di Ubs la crescita dell’Eurozona sarà rivista al ribasso (+1,3-1,4% il prossimo anno). Il governatore potrebbe aspettare la fine dell’anno per allungare il Quantitative easing oltre il marzo 2017. Sul tavolo anche una modifica ai meccanismi del programma, per ampliare il portafoglio di strumenti acquistabili

draghiChi si aspetta fuoco e fiamme da Mario Draghi al termine della riunione del Direttorio della Bce in calendario giovedì 8 settembre potrebbe andare deluso. Non è detto, dicono gli analisti di Ubs in un report che anticipa la prima riunione dell’Eurotower dopo la pausa estiva, che a Francoforte si decida fin da subito di estendere il Quantitative easing, il programma d’acquisto di titoli, oltre la scadenza naturale del marzo 2017. Molto dipenderà dalle previsioni macroeconomiche che verranno aggiornate dallo staff della Banca centrale europea, ma gli analisti della banca svizzera reputano più probabile un rinnovato atteggiamento “wait-and-see”, una vigile attesa per vedere quello che farà la Fed il 20-21 settembre e come evolverà la situazione macro del Vecchio continente, rimandando quindi i correttivi al Qe nella riunione dell’8 dicembre.
Ubs riconosce che – a dispetto dello spavento iniziale – i primi dati su inflazione e crescita che hanno seguito il referendum britannico sulla Brexit di fine giugno non sono stati così disastrosi. Anzi, gli indicatori della fiducia dell’Eurozona hanno tutto sommato demuto (anche se l’Ifo tedesco ha scricchiolato pericolosamente). “Sono nel complesso dati incoraggianti che alleggeriscono la pressione sulla Bce ad agire subito estendendo gli stimoli e annunciando subito l’estensione del Qe”, scrivono nel loro documento. Non nascondono, sostenendo che il momento della verità sarà a dicembre, che questo attendismo potrebbe paradossalmente giocare contro Draghi: probabilmente, nella riunione di fine anno l’inflazione sarà un po’ risalita dall’attuale 0,2% annuo (dato di luglio) e allora diventerebbe più difficile giustificare agli occhi dei falchi una ulteriore espansione del programma.
Di certo, i mercati dovranno esser convinti dall’abile oratore Draghi della bontà di un rinvio della scelta molto attesa, diversamente rischiano di subire un pesante contraccolpo. Dal punto di vista macro, secondo le stime di Ubs sul tavolo del governatore dovrebbe arrivare un peggioramento della prospettiva di crescita dell’Eurozona per il 2016 dall’1,6 all’1,5%, e per il prossimo anno dall’1,7 a un range 1,3-1,4%.
Durante la conferenza stampa potrebbe riemergere il problema delle banche italiane. “Dopo i commenti dell’Fmi è evidente il richiamo e la necessità dell’Italia – che rappresenta il 31,7% dei crediti deteriorati (Npl) nell’area euro – di mettere mano a misure efficaci di gestione del collaterale e di adeguamento dei regolamenti sulle insolvenze”, dice Claudia Segre, Presidente Global Thinking Foundation. Quanto alle prospettive di azione, Segre è più convinta di una mossa di Draghi: “A undici settimane dal referendum inglese, la Bce dovrà prolungare il Qe oltre il marzo 2017″.
Sul tavolo ci sono anche altri possibili interventi tecnici, che vadano a modificare il meccanismo del Qe per ampliare gli asset acquistabili. Segre si aspetta “misure più flessibili per il riacquisto dei Bond, visto che ormai il 45% delle emissioni europee offre rendimenti negativi. Per le emissioni delle aziende solo il 14% è in territorio negativo, ma per quelle Investment grade (cioè di qualità migliore, ndr) la percentuale sale al 40%, con rendimenti praticamente nulli”. A queste possibilità, Ubs associa l’idea di aumentare il limite del 33% di emissioni acquistabili (laddove non esistano clausole collettive) e quella di estendere le scadenze dei titoli che possono entrare nel portafoglio della Bce dagli attuali 2-30 anni. Meno possibilità sono indicate a una modifica del criterio per il quale la Bce effettua acquisti in proporzione alle quote detenute dai Paesi nel suo capitale.

Repubblica