Da 1 a 9 euro, i tredici anni di rincari dell’imposta Ryanair

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Oltre i Comuni, i soldi in più del prelievo sui voli hanno finanziato l’Inps, i vigili del Fuoco, il fondo esuberi Alitalia e il debito di Roma

RyanairAll’inizio valeva 1 euro, poi nel giro di 13 anni è arrivata a quota 9. Non per colpa dell’inflazione, che con la cosiddetta «tassa Ryanair» c’entra poco, ma per il vizio tutto italiano di aggrapparsi a qualsiasi gabella pur di fare cassa, aggiungendo di continuo maggiorazioni, un po’ come è avvenuto con le accise sui carburanti dalla guerra in Abissinia in avanti.
La storia dell’«Addizionale comunale sui diritti di imbarco», la tassa sui voli che il governo ha deciso da poco di sforbiciare e che tanto è piaciuta al vettore low cost irlandese, tanto da indurlo a potenziare la sua presenza in Italia investendo 1 miliardo di euro, parte nel 2003. In quell’anno la legge Finanziaria istituisce la nuova imposta a favore dei comuni. Un euro su ogni passeggero in partenza per «interventi di prevenzioni e contrasto della criminalità» ed il «potenziamento della sicurezza» negli aeroporti e nelle principali stazioni ferroviarie. Passano due anni e la legge 43 del 2005 pone le basi per il decollo del «Fondo speciale per il settore del trasporto aereo», un fondo nato l’anno prima per far fronte alla prima ondata di esuberi Alitalia. Di fatto un unicum nella storia dell’Inps, visto che è finanziato quasi totalmente (98%) dalla fiscalità generale e che garantisce trattamenti che in tutti gli altri comparti ormai si sognano. A fine 2006 con la solita Finanziaria all’Addizionale comunale vengono aggiunti altri 50 centesimi destinati al Dipartimento Vigili del fuoco.
Il conto lievita
La Finanziaria 2008 porta il conto totale a 4 euro e mezzo perché in quell’anno l’Alitalia fallisce e licenzia di colpo 8mila dipendenti. Le risorse in cassa non bastano più e quindi si decide di alzare a 3 euro il prelievo destinato al Fondo trasporto aereo. L’impennata vera di registra però nel 2012: ad aprile il decreto che interviene sul debito di Roma capitale aggiunge un’altra addizionale da 1 euro solo per gli scali romani, poi a fine giugno la legge Fornero aumenta il carico di altri 2 euro, questa volta con destinazione Inps e gli interventi in campo sociale. A fine 2015 il colpo finale: un decreto del ministero dei Trasporti mette in pratica quanto previsto dalla legge di bilancio dell’anno prima e fa scattare l’ennesimo rincaro. Per il 2014-2015 sempre su decisione della Fornero i 3 euro destinati al Fondo trasporto aereo vengono anche questi dirottati all’Inps. I sindacati si infuriano, parlano di «diritti lesi», ed il governo Letta non può far altro che tornare al vecchio sistema. Arriva il governo Renzi che a sua volta conferma i 3 euro al Fondo ma li vincola ad un ulteriore aumento. Questa volta sono altri 2 euro e mezzo, anche questi destinati all’Inps. Il totale fa 9 euro tondi, addirittura 10 per chi parte da Fiumicino e Ciampino.
Quest’ultimo aumento è entrato in vigore a gennaio ed unito alla cancellazione dei ricchi contributi concessi dagli enti locali imposta dalla Ue ha rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e portato Ryanair a minacciare l’abbandono delle basi di Alghero e Pescara a partire da ottobre. La bagarre che ne è seguita, innanzitutto in Sardegna e Abruzzo, ha prodotto l’ennesima capriola. Di cui, è bene chiarirlo, non beneficia solamente Ryanair, per cui in realtà è improprio intitolarle questa tassa, ma tutte le compagnie aeree che operano in Italia. Con buona pace di quanti, dai 5 Stelle a Forza Italia, adesso attaccano il governo parlando di «operazione opaca», «regole calpestate» e di «favore» al potentato di turno. «Il governo ha fatto benissimo a bloccare l’aumento – commenta Nino Cortorillo della segreteria nazionale Filt Cgil -. Perché Ryanair è davvero in grado di smobilitare uno scalo in 24 ore. Però credo che non siano questi pochi milioni a determinare i nuovi investimenti. Tutti gli operatori stanno cercando di intercettare i nuovi flussi turistici in fuga da Turchia e Nord Africa e loro li avrebbero fatti ugualmente».
I nuovi rimborsi
Chi ci perde, per ora, è l’Inps che di qui a fine anno dovrà rinunciare a 60 milioni. Ma è scontato che la nuova legge di Stabilità, che dovrà rendere permanente il taglio da 9 a 6 euro e 50 centesimi (mentre ora è solamente sospeso sino dicembre) trovi anche il modo di «rimborsare» l’Inps. E chissà a quale altra tassa si aggrapperanno questa volta?

La Stampa