Alitalia, Is Molas e Intermarine le tre spine della holding di Colaninno

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Roberto_ColaninnoSe Roberto Colaninno dopo aver rilevato nel 2002 la Immsi da Telecom Italia e nel 2003 salvato la Piaggio dal fallimento si fosse fermato, avrebbe probabilmente fatto la scelta giusta. Il successivo processo di diversificazione su immobiliare e cantieristica, infatti, negli ultimi 13 anni gli ha causato sono mal di pancia. Due esempi: l’avventura in Alitalia cominciata nel 2008, ad oggi è costata alla Immsi 110 milioni di perdite, ma anche l’invesimento in Intermarine- Rodriquez finora non ha dato ritorni positivi. Un 2015 horribilis. Ora si dice che il 2016 dovrebbe essere l’anno della svolta, o almeno così spera la Omianholding della famiglia Colaninno, dato che in gioco c’è tutta la quota di controllo di Piaggio. E sì perché a fine 2015, quando nel bilancio Immsi la maggioranza di Piaggio valeva 420 milioni (sul mercato ora la stessa partecipazione vale 290 milioni), la società ha dovuto dare in garanzia alle banche 162 milioni delle sue 180,8 milioni azioni del gruppo di Pontedera a fronte delle passività della holding e dei cantieri di Intermarine. Morale, se Immsi dovesse aver fatto male i conti, e quindi se Intermarine non riuscisse a invertire la rotta e se Is Molas non cominciasse a vedere le ville in Sardegna, per la holding sarebbero dolori perché potrebbe essere costretta a valorizzare – anche in perdita – parte delle sue attività. Ma chi conosce Michele Colaninno, che di Immsi è amministratore delegato e direttore generale, sostiene che l’ottimismo del figlio dell’imprenditore mantovano fondatore del gruppo, a breve sarà ripagato da risultati che rendono giustizia ai sacrifici fatti negli ultimi anni. Per prima cosa, le prime 4 ville disegnate dall’architetto Massimiliano Fuksas in Sardegna sono state già costruite, hanno riscosso un discreto interesse e ci sono i presupposti per ritenere che le altre 11 ville che saranno realizzate entro il 2016, vengano vendute nel 2017. Is Molas e l’immobiliare. Il progetto che prevede anche un campo da golf allargato a 45 buche e due alberghi rispettivamente da 80 e 160 camere, finora è costato a Immsi circa 100 milioni. Per arrivare a break even occorre riuscire a vendere 60 delle 242 previste e approvate dal progetto. Cioè sarebbe sufficiente che almeno una su quattro delle residenze venga venduta, e il resto del progetto si tradurrà in un beneficio per il gruppo. Tuttavia, dopo anni di azzardi e tempi di attesa, Immsi non ha intenzione di investire ulteriori capitali su Is Molas, e costruirà le nuove abitazioni per gradi, solo dopo aver incassato i proventi delle vendite. Sull’immobile di viale Abruzzi a Roma, che è a reddito, c’è invece un’ipoteca a fronte di un credito da 45 milioni del Banco Popolare (ma le stime parlano di un valore del palazzo di almeno 70 milioni). Infine il gruppo ha messo in vendita Pietra Ligure: su quest’area in passato c’era stata una trattativa di vendita per oltre 20 milioni, e Immsi ha trattenuto una caparra da 2,7 milioni. Intermarine. Se l’immobiliare non assorbirà più cassa, ora che è stata ultimata la commessa con la marina Finlandese, Intermarine dovrebbe addirittura iniziare a ripianare gradatamente i suoi debiti. Il gruppo stima di raccogliere entro fine anno 400 milioni di nuovi ordini, che dovrebbero essere evasi nell’arco di 4-5 anni e per cui è prevista una marginalità che gli analisti stimano a livello di mol nell’ordine del 15-20%. Quanto basta per generare profitti e avere cassa in eccesso con cui ripianare gradatamente i debiti. Piaggio. L’attività principale e il cuore della hoding è il pacchetto di controllo di Piaggio. A marzo – per l’ennesima volta nella sua storia – Piaggio ha fatto sapere che gli obiettivi che si era prefissata di raggiungere il prossimo anno slitteranno al 2019, causando un po’ di mal contento tra gli investitori. Di buono c’è che l’azienda di Pontedera dopo anni duri, torna a vedere segnali positivi dalle vendite nel Vecchio Continente che è il suo mercato principale. Inoltre anche Moto Guzzi nel 2016 dovrebbe completare il processo di turnaround e chiudere per la prima volta in utile. Di contro, se dopo la Brexit i cambi potrebbero gonfiare i ricavi, l’Asia mostra segnali di rallentamento superiori rispetto alle stime del gruppo delle due ruote. Fatto sta che secondo gli analisti il 2016 dovrebbe chiudersi con ricavi oltre quota 1,45 miliardi, un mol di circa 190 milioni (con un’incidenza sui ricavi in crescita di quasi un punto sul 2015) e profitti superiori a una trentina di milioni che saliranno a circa 50 milioni nel 2017. Morale Piaggio è tornata a crescere, e sta facendo anche meglio dei rivali, ma lo stock di debito (pari a 3 volte il mol) e la scarsa puntualità del gruppo nel rispettare i target, portano analisti e investitori a essere prudenti. Per questo, nonostante i giudizi siano per lo più neutri o positivi (con target che vanno dagli 1,7 euro di Mediobanca ai 2,3 euro di Imi) l’azione resta a sconto sui fondamentali. A destra, Michele Colaninno.

Repubblica