Antitrust, stop al monopolio Siae

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L’Autorità chiede una riforma che favorisca la concorrenza nella gestione dei diritti d’autore. In Italia ostacoli alla creazione di un mercato unico europeo

antitrust-pitruzzella-675Il monopolio della Siae sulla gestione dei diritti d’autore non fa bene al mercato: «limita la libertà d’iniziativa economica degli operatori e la libertà di scelta degli utilizzatori», soprattutto in campo musicale. Serve allora una riforma complessiva che riveda il ruolo svolto dalla Siae e in aggiunta tenga conto dell’evoluzione delle nuove tecnologie.
Obiettivo: «la massima trasparenza nell’intermediazione e nella gestione dei diritti d’autore». È questo il parere inviato dall’Antitrust presieduta da Giovanni Pitruzzella al parlamento e al governo italiani, cogliendo come occasione il recepimento della direttiva Barnier 2014/26/Ue che vuole creare i presupposti per un mercato unico della gestione collettiva dei diritti d’autore, dei diritti connessi e per la concessione di licenze multiterritoriali a società che possono anche non essere italiane ma di un altro paese membro dell’Unione.
In particolare, sempre secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), «il recepimento della direttiva rappresenta un’occasione particolarmente rilevante da cogliere per aprire alla concorrenza», peccato quindi che il disegno di legge (ddl) che delega il Governo ad attuare le direttive europee e altri atti comunitari non contenga espressamente criteri per «intervenire sul regime di monopolio della Siae». Al momento il ddl è stato approvato alla camera ed è ora in discussione al senato.
La Società italiana degli autori ed editori (Siae) è «una società generalista», come si autodefinisce, visto che autorizza l’uso di opere nei vari campi artistici, da musica e lirica a cinema e teatro, senza dimenticare letteratura, arte visiva e radiotelevisione. Ma la cartina di tornasole degli ostacoli che la creazione di un mercato unico trova in Italia è, a giudizio dell’Antitrust, la musica online visto che può essere ascoltata anche oltre i confini nazionali e in modalità differenti, a seconda dei diversi servizi internet offerti. Il risultato finale è continuare ad avere in Italia «una disposizione ormai isolata nel panorama degli ordinamenti degli Stati membri, che attribuisce a un solo soggetto la riserva dell’attività di intermediazione dei diritti d’autore».
Invece è necessario varare una riforma che liberalizzi il mercato, riveda ruolo e funzioni della Siae e incentivi anche «l’utilizzo di nuovi strumenti di rendicontazione analitica delle utilizzazioni», ossia permetta al titolare dei diritti di seguire con maggior trasparenza lo sfruttamento delle sue opere, consenta di monitorare meglio i ricavi generati e, in ultima analisi, aiuti a ripartire con facilità i proventi tra tutti gli operatori coinvolti sulle differenti piattaforme (autori, intermediatori, utilizzatori finali). In definitiva, perciò, quello che l’Agcm chiede è più concorrenza e, per indicare la strada da seguire, fa anche l’esempio di un mercato già liberalizzato: quello che ha visto la fine del monopolio del Nuovo Imaie (Istituto mutualistico artisti interpreti o esecutori).
Dopo che l’Agcm ha reso noto di aver mandato il suo parere a governo e parlamento, è arrivata a stretto giro anche la reazione di una delle società interessate al mercato tricolore dei diritti d’autore: Soundreef spa, che tramite la britannica Soundreef Ltd permette alle imprese di utilizzare e diffondere musica, distribuendo compensi per conto di autori, editori, etichette discografiche e artisti. «Il parere dell’Antitrust conferma la bontà della nostra tesi, che del resto sta alla base della nascita stessa della società», ha dichiarato ieri Davide d’Atri, a.d. di Soundreef spa. «Il regime di esclusiva nella gestione dei diritti d’autore è anacronistico e per niente al passo con le nuove esigenze del mercato musicale». Nel dettaglio, secondo d’Atri, «lasciare operare società straniere di raccolta dei diritti d’autore in Italia, senza farle stabilire nel nostro territorio, era insensato». Tanto più se si considera che, stando a dati comunicati ieri da Soundreef, il mercato dei diritti d’autore nei paesi Ue ha raggiunto quota circa 5 miliardi di euro.
Sospesi 252 siti web che vendevano prodotti contraffatti. Sempre ieri, l’Autorità guidata da Pitruzzella è scesa in campo contro la pirateria e ha sospeso nove operatori online e i loro 252 indirizzi internet collocati all’estero: devono fermarsi entro due giorni avendo diffuso «informazioni non rispondenti al vero in merito alla natura, alle caratteristiche dei prodotti e all’utilizzo di diversi marchi». Sotto accusa sono finiti, per esempio, occhiali da sole contraffatti e considerati pericolosi perché la capacità di protezione dai raggi Uv e la qualità delle lenti non erano quelle spiegate ai clienti. Così come le calzature da passeggio e da ginnastica che su numerosi campioni sequestrati hanno rivelato la presenza di cromo esavalente, sostanza altamente tossica, o di un’altra chiamata Dmf, preparazione anti-muffa presente per lo più nei sacchetti dentro le scatole delle scarpe. L’operazione dell’Authority è partita dopo varie segnalazioni, tra cui quelle dell’associazione Adoc e di Indicam (Istituto Centromarca per la lotta alla contraffazione).

Marco Livi, ItaliaOggi