Caprotti e Brunelli privati che resistono

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DESTINO INCERTO PER ESSELUNGA DOPO LE BATTAGLIE FAMIGLIARI MENTRE IL 51% DELLA FINIPER DA ANNI È IN MANO A UN TRUST

Esselunga-Bernardo-Caprotti[ IL CASO] Sara Bennewitz Milano S e il gusto e il cibo italiano tanto amati all’estero, rappresentano solo il 4% del valore venduto nel mondo, è anche colpa dell’eccessiva frammentazione della grande distribuzione tricolore caratterizzata da gruppi cooperativi o familiari. La buona notizia è che se i nostri supermercati non sono riusciti ad andare all’estero, neppure gli stranieri come Careffour e Auchan (rispettivamente al 4 e 5 posto della Gdo nostrana con quote di mercato in calo), hanno avuto grande fortuna in Italia. Escludendo la formula cooperativa, gli imprenditori italiani che hanno fondato grandi aziende come Bernardo Caprotti di Esselunga o Marco Brunelli di Finiper, non sono mai arrivati a consolidare altre insegne né a colonizzare il mondo, perché le loro aziende sono rimaste private. Eppure l’Esselunga è un gruppo che cresce, apre nuovi punti vendita e ha chiuso il 2015 con ricavi per 7.312 milioni (+4,3% sul 2014 contro il +2,4% della media di settore) profitti pari a 290 milioni (+37% sul 2014) dando lavoro a 21.930 persone (795 in più rispetto al 2014). E sulla stessa scia si muove Finiper (2.682 milioni di ricavi e quasi 10mila dipendenti) che però nel 2012 aveva provato a trovare un accordo con il Fondo Strategico Italiano – il quale puntava proprio a esplorare nuove opportunità di crescita – ma che poi non è mai andato in porto. Caprotti, invece, secondo fonti vicine alla famiglia, sia nel 2005 con Walmart, sia anni dopo con la spagnola Mercadona, era stato vicino alla cessione di Esselunga a un gruppo straniero. Ma ora che l’imprenditore sta per compiere 91 anni, il futuro della sua azienda resta incerto. Se è vero che nel dicembre 2013 l’imprenditore ha lasciato le deleghe operative del gruppo in mano ai manager, sotto il profilo dell’assetto azionario non è ancora chiaro quale sia il piano di successione né per i suoi eredi, né per i suoi più fidati collaboratori. Anzi, i litigi con i figli nati dal primo matrimonio, Giuseppe e Violetta, po1 2 Qui sopra, Bernardino Caprotti (1), a capo di Esselunga e Marco Brunelli (2), fondatore della Finiper trebbero complicare il destino del gruppo. In proposito, anni fa, Caprotti aveva dichiarato di avere depositato il testamento presso il notaio Marchetti, lasciando intendere che aveva anche disposto del futuro di Esselunga. La legge prevede che alla moglie spetti almeno il 25% del suo patrimonio e ai tre figli un 16,7% ciascuno. Solo che non è escluso che Giuseppe e Violetta Caprotti vengano “liquidati” con gli immobili o altri cespiti del patrimonio del padre, in modo da concentrare il valore e la quota di Esselunga – che è la gran parte del valore – nella mani della moglie e della terza figlia Marina Sylvia, e di altri eredi designati dall’imprenditore. Peraltro, i legali delle parti coinvolte fanno sapere che l’istituto del Trust, che di solito meglio disciplina la gestione di importanti eredità quando è difficile suddividere equamente il patrimonio, non funzionerebbe in casa Caprotti dato che si basa sulla “fiducia” e sul consenso degli eredi, che invece potrebbero impugnarlo. Marco Brunelli, che ha iniziato l’avventura nella distribuzione insieme a Guido e Bernardo Caprotti, fin da subito si è separato dal patron di Esselunga scegliendo uno stile imprenditoriale diverso, tant’è da anni ha già deciso la linea di successione di Finiper. Il 51% della holding che possiede centri commericali, ipermercati e supermercati Unes, è stato affidato a un Trust di scopo, che subentrerà a Brunelli nella gestione del gruppo nel caso in cui l’imprnditore venisse a mancare. Ma Brunelli – che ha compiuto 88 a dicembre- ha ancora voglia di mettersi in gioco e ha appena inaugurato il più grande dei suoi centri commerciali ad Arese: un’area di 300 mila metri quadri che il gruppo aveva acquistato 13 anni fa, rilevando un ex stabilimento dell’Alfa Romeo con l’intento di trasformarlo in un importante snodo commerciale. Il gruppo Finiper ha chiuso il 2015 con 2.682 milioni di fatturato, e tra magazzini Iper (6.644 dipendenti) e supermercati Unes (3.055), nella grande distribuzione dà lavoro a 9.679 persone. Quanto ai ricavi, quest’anno l’apertura di Arese dovrebbe dare una spinta significativa al fatturato, giustificando un investimento importante: tra oneri di urbanizzazione e costo delle opere realizzate dalla Itinera di Beniamino Gavio, pare che l’importo dell’intera opera superi quota mezzo miliardo.

Repubblica