Le imprese degli immigrati più forti della crisi: ormai sono una su dieci

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Lo studio della Fondazione Leone Moressa: dal 2011, le aziende con titolare di origine straniera sono cresciute del 21,3%, mentre quelle italiane sono scese del 2,6%. I settori più battuti sono commercio, edilizia e servizi. Il record della Toscana

impreseHai bisogno di un artigiano? Cercalo tra gli immigrati, avrai più possibilità di trovarlo. Sì, perché la carica degli imprenditori stranieri non si arresta. L’esercito delle aziende condotte da immigrati continua infatti a ingrossarsi: oggi sono oltre 550mila. Negli ultimi quattro anni sono cresciute del 21,3%, mentre le imprese italiane sono diminuite del 2,6%. Con casi record: oggi in Toscana quasi il 20% delle imprese artigiane è a conduzione straniera.
A fotografare la vitalità imprenditoriale degli immigrati è uno studio della Fondazione Leone Moressa. I risultati? Su circa 6 milioni di imprese operanti in Italia nel 2015, oltre 550mila sono condotte da persone nate all’estero, ovvero il 9,1% del totale. Di queste, la stragrande maggioranza (94,2%) è di esclusiva conduzione straniera, “segno di una ancora scarsa interazione con soci italiani”. Cosa fanno? Oltre un terzo delle imprese straniere si concentra nel settore del commercio (38,5%). Seguono l’edilizia (24,8%) e i servizi (17,6%). Rispetto al 2011, le imprese di immigrati sono aumentate del 21,3%, contro una diminuzione delle imprese italiane del 2,6%. Gli aumenti più significativi si registrano nella ristorazione (+37,3%) e nei servizi (+32,2%). A livello territoriale, quasi un quinto degli imprenditori stranieri opera in Lombardia (19,1%), seguita da Lazio (12,8%) e Toscana (9,5%).
La dinamicità degli immigrati emerge soprattutto dal saldo tra imprese nate e cessate nel 2015. Mentre quello degli stranieri è in attivo di 24.795 unità, le imprese italiane mostrano un saldo negativo di 10mila. E ancora: in Italia le 550mila imprese condotte da immigrati contribuiscono con 96 miliardi di euro al 6,7% della ricchezza complessiva. A livello territoriale, oltre metà della loro ricchezza si concentra in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna.
Guardando ai settori produttivi, le aziende straniere che concorrono alla creazione della ricchezza maggiore sono quelle dei servizi: si tratta di oltre 41 miliardi di euro. Il commercio produce 20 miliardi e la manifattura 17. Non è tutto: un terzo delle imprese straniere è costituito da aziende artigiane (180mila). Per capire, oggi le aziende di immigrati rappresentano il 13,2% del totale delle imprese artigiane. La loro maggiore incidenza è in Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. In quest’ultima regione, in particolare, ben il 19,1% delle imprese artigiane è a conduzione straniera. Pochi invece gli immigrati nei settori emergenti: tre le Startup innovative, solo il 2,1% è guidato da stranieri.
“L’imprenditoria è uno degli ambiti in cui si manifesta maggiormente il contributo dell’immigrazione al sistema nazionale – scrivono i ricercatori della Moressa – i dati testimoniano la crescente importanza dell’imprenditoria
straniera: una realtà in crescita in tutte le regioni e in tutti i settori che, se adeguatamente valorizzata, potrebbe aprire nuove opportunità di sviluppo in termini di occupazione, nascita di nuovi servizi, rapporti commerciali con i Paesi d’origine e indotto”.

Repubblica