Cairo al cda Rcs: proseguire con le banche. Infondati i timori sulla moratoria

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urbano-cairoAll’indomani del cda della Rcs che ha sancito la bocciatura dell’offerta di scambio lanciata da Urbano Cairo sul gruppo del Corriere della Sera si alza in volo la contraerea di Cairo Communication con una nota dove si sottolinea l’infondatezza dell’allarme sulle condizioni chieste alle banche.
In una lettera a firma del presidente Urbano Cairo, inviata ai vertici e al cda di Rcs MediaGroup nonché alla Consob e diffusa nella tarda serata di ieri, il gruppo sottolinea che «le argomentazioni del passaggio del comunicato di ieri (mercoledì per chi legge, ndr) del cda di Rcs sulle condizioni poste alle banche creditrici da Cairo Communication per l’ops sulla holding di via Solferino» sono connotate da «evidente infondatezza».
L’editore de La7 sottolinea quindi che il cda di Rcs «può, naturalmente, proseguire nei termini che riterrà più opportuni» il negoziato attualmente in corso tra Rcs e le proprie banche finanziatrici. Il consiglio guidato da Maurizio Costa aveva in particolare espresso alla Consob il timore che la richiesta da parte di Cairo del congelamento del debito al 2017 possa incidere «sull’operatività della società» e «interferire con le trattative in corso» con gli istituti di credito. Secondo Cairo, questa condizione «non incide sul negoziato in corso».
Cairo ricorda che in uno dei paragrafi del proprio comunicato inviato l’8 aprile viene enunciato che «la condizione sospensiva dell’offerta prevede l’assunzione, da parte delle banche finanziatrici di Rcs «nei confronti della sola Cairo Communication», degli impegni di moratoria del debito di Rcs ivi dettagliatamente descritti, rispetto ai quali, pertanto, Rcs si pone esclusivamente come terzo beneficiario e non come parte». Tale condizione, spiega ancora la società, ha l’obiettivo di assicurare a Cairo Communication una moratoria necessaria ad avviare il progetto di rilancio di Rcs, compresa la ristrutturazione dell’indebitamento finanziario. Per questo, continua Cairo, la condizione non incide sul negoziato in corso tra Rcs e le proprie banche finanziatrici e il cda può proseguire nei termini che riterrà più opportuni, «fermi restando gli obblighi di legge». Per questo il patron del Torino sottolinea «l’evidente infondatezza delle allegazioni contenute nel citato passaggio del comunicato Rcs».
Dal canto suo Intesa Sanpaolo, socio di Rcs e principale creditore della società, ha ancora ieri appoggiato pubblicamente l’offerta di scambio: questa volta è stato Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza dell’istituto, a margine di un evento: «Mi rimetto alle parole del consigliere delegato, Carlo Messina, e le condivido», ha detto Bazoli. «Messina ha ritenuto che un intervento di questo genere può ottenere due risultati: tutelare l’interesse della banca e assicurare un futuro all’azienda». Bazoli ha ribadito di essere in uscita (con l’assemblea del 27 aprile diventerà presidente emerito del gruppo bancario) ma di volersi associare alla posizione di Messina, secondo cui la banca è interessata a recuperare il credito facendo in modo che l’azienda possa continuare a svolgere al meglio proprio compito. «Quando Messina dice che non vogliamo essere soci e creditori non è che mette il recupero del credito davanti al bene dell’azienda. Occorre tutelare il credito senza aggravare la situazione aziendale: questo è il compito fondamentale delle banche, che devono tutelare i propri crediti nel rispetto del bene dell’azienda, anche con ristrutturazioni ‘ad hoc’ in modo che le aziende si riprendano. Poi bisogna capire quali sono le aziende che si possono riprendere».
Per Giuseppe Castagna, consigliere delegato della Banca Popolare di Milano, altro istituto creditore di Rcs sebbene con un’esposizione ridotta a 41 milioni, «tutte le soluzioni industriali che possono riuscire, non solo per un problema di debito bancario ma anche per un discorso di rilancio di un giornale così importante, vanno seriamente esaminate. Se questa può essere una soluzione editoriale, la guarderemo con piacere». Castagna ha spiegato che Cairo è cliente della banca che è informata dell’operazione.
L’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, dal canto suo, ha spiegato di non aver «ricevuto nessuna proposta» da Cairo e che il suo istituto (solo creditore e non azionista) sta ancora negoziando con Rcs sulla ristrutturazione del debito: «Non c’è nessuna sorpresa negativa», ha risposto ai giornalisti in occasione dell’assemblea degli azionisti. Nessuna valutazione sull’ops dall’ex amministratore delegato di Rcs, Pietro Scott Jovane: «Non faccio commenti, se non augurare il meglio alla società. Un mio commento non sarebbe né utile né opportuno», ha detto a margine della riunione dell’assemblea di Banzai, di cui è a.d. dal novembre scorso. Jovane è stato alla guida di Rcs fino allo scorso ottobre e Cairo, da socio del gruppo editoriale, aveva più volte criticato l’operato del manager.
«Mi pare che siamo di fronte a un imprenditore che ha fatto bene», è stato invece il commento di Emma Marcegaglia, presidente dell’Eni, a proposito dell’offerta di Cairo per Rcs, aggiungendo che «è un editore puro che propone un’operazione di mercato».
Infine, il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, a margine di un convegno all’Università Cattolica di Milano, ha preferito non commentare nel merito l’offerta di Cairo Communication: «Normalmente non voglio entrare nelle discussioni sull’azionariato. Come giornalista dico che bisogna fare bene il nostro lavoro e auspicare un azionariato stabile che tenga al valore della società e del Corriere, poi vedremo».
Il titolo Rcs ha guadagnato ieri in Borsa lo 0,88% a 0,575 euro.

Italia Oggi