Kering cede il 100% del marchio di calzature al polo del lusso italiano Investindustrial

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keringSergio Rossi, there ritorno al tricolore. Affare da 100 mln. Si punta sulla crescita a livello globale

di Francesca Sottilaro, no rx Italia Oggi

Milano capitale della moda registra il ritorno al tricolore del marchio di calzature Sergio Rossi controllato dai francesi di Kering e ceduto ieri al 100% all’italiana Investindustrial, per una quota vicina ai 100 milioni di euro secondo indiscrezioni di mercato. Andrea Bonomi, senior industrial partner della holding che riunisce marchi dell’automotive (Aston Martin e Ducati), del design (Flos e B&B) e ora anche del fashion, ha auspicato di ripetere per la griffe di calzature il percorso di crescita seguito con i brand di cui è partner. «Investindustrial ha dimostrato con numerose storie di successo (Ducati, Ruffino, PortAventura, Gardaland, Stroili) di essere in grado di accompagnare la crescita e lo sviluppo di marchi di grande tradizione», ha detto. «Abbiamo costruito un ottimo rapporto con Kering che ci ha scelti come nuovi proprietari del brand.

Questa decisione ci riempie di orgoglio». Di certo la Sergio Rossi, tornata tricolore insieme ai suoi asset, ai diritti collegati al marchio e alla rete distributiva ha, secondo gli esperti, un futuro molto promettente. Se non altro perché in un mercato come quello delle calzature di lusso, che vale 6,7 miliardi di euro, «ha ancora un potenziale da sviluppare rispetto a competitor», spiega Armando Branchini, vicepresidente di Altagamma, la fondazione che riunisce i marchi italiani del bello e del ben fatto. Il pensiero corre a Manolo Blahnik o a Christian Louboutin, marchi globali di calzature che hanno beneficiato negli ultimi 15 anni di leve mediatiche e di investimenti imponenti.

E nemmeno esistevano quando la Sergio Rossi ha mosso i suoi primi passi. L’omonimo imprenditore è partito dall’attività ereditata dal padre a fine anni 50, nel distretto calzaturiero di San Mauro Pascoli (Forlì) vendendo calzature ai negozi di Bologna e poi di Rimini. Dagli esordi il brand è sempre stato sinonimo di alto livello qualitativo per le calzature unito all’allure sexy, frutto delle prime collaborazioni con Gianni Versace a fine anni 70 che gli spalancano le porte della moda e delle campagne con le super modelle del momento. «Se Ferragamo era amato dalle dive per lo stile e la comodità, Sergio Rossi è stato il primo a trasformare la scarpe in accessorio feticcio delle donne», aggiunge Branchini. Ma poi dopo la cessione ai francesi nel ’99 e l’uscita di Rossi (che ha trasferito al figlio Gianvito l’innovazione per il suo nuovo marchio), alla griffe è mancata sia la finestra mediatica alla Sex and city, sia la spinta giusta. «Kering si è concentrata su marchi faro come Gucci, che andava potenziato, poi su Bottega Veneta, che dava enormi risultati, poi di nuovo su Gucci che andava meno bene, mentre i brand cosiddetti minori ne hanno sofferto», aggiunge Branchini. Investindustrial, che è conosciuta a livello europeo per fornire soluzioni industriali e capitali ad aziende di medie dimensioni, per accelerare la loro espansione internazionale, scriverà unnuovo capitolo improntato allo «sviluppo a lungo termine», come annunciato dal comunicato congiunto con Kering.
Il marchio, che conta una rete distributiva nelle principali capitali d’Europa, in America e nel Sudest asiatico, per un totale di 82 negozi, di cui 50 store di proprietà e 32 negozi in franchising, ha registrato nel 2014 un fatturato di 82 milioni di euro.
Nell’ultimo decennio, però, le vendite della società sono progressivamente calate, (nel 2004 erano a quota 99 milioni). La rotta, secondo gli analisti, dovrebbe essere mantenuta nel settore altissimo di gamma. E al posto delle serie americane della tv conteranno sia i red carpet, sia il digitale che oggi influenza i consumi delle calzature di lusso online. Negli ultimi anni non sono mancate le novità nell’ambito prodotto, da uomo e da donna, anche con il lancio da parte del direttore creativo Angelo Ruggeri della collezione Bridal dedicata alle cerimonie. Ma conteranno i segni distintivi del brand che hanno fatto lezione di marketing a partire dalla suole. Come una certa laccatura rosso fuoco Louboutin o le fibbie gioiello di Blahnik, caratteristiche di prodotto celebrate poi come fenomeni sociali, ben oltre i punti vendita.

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