TELECRONISTI SPORTIVI, LINGUAGGIO INSOPPORTABILE

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telecronistidi Cesare Lanza

Diciamo la verità, remedy viene l’orticaria – spesso – a sentire le enfatiche espressioni, da parte di tanti telecronisti. Il calcio televisivo è un privilegio che riempie le nostre giornate, quelli della mia età ricordano i tempi amari in cui ci veniva concesso appena un tempo, in differita, in bianco e nero. Oggi è una cuccagna, si potrebbe essere felici, con facoltà di scegliere ciò che si vuole, anche un’amata squadra straniera, come il Real Madrid o il Chelsea, con campioni veloci e raffinati – che una volta sognavano di venire a giocare in Italia (il cosiddetto “campionato più bello del mondo”), e oggi se ne guardano bene, siamo diventati poveri, brutti e forse anche cattivi. Ma anche in Italia le attrazioni sono notevoli: puoi sederti in poltrona – ultimo esempio, proprio ieri – alle dodici e mezza e andare avanti fino a mezzanotte, o quasi. Purtroppo, il problema, spesso, è la telecronaca. A un buon telecronista chiederei, infatti, due sole qualità: una bella voce, cioè limpida e chiara, e la capacità di distinguere i calciatori in campo e segnalarci, senza troppi errori, i loro nomi. Dalla poltrona non sempre è facile, piacerebbe questa precisione rispetto a sproloqui urlacchiati, accompagnati da commenti quasi sempre superflui. Si tratta di un valore fondante, intramontabile: dammi per prima cosa notizie e informazioni; teniamo da parte i commenti, o eliminiamoli, tanto sono – diffusamente – banali e superficiali.
L’enfasi è insopportabile, come dicevo. Per carità di video, evito di indicare i nomi del telecronista e dei due malcapitati giocatori, scelti dal narratore per una scabrosa e gratuita espressione: era il 25′ del primo tempo di Cagliari-Genoa, quando un normale contrasto di gioco induceva l’incauto narratore a dire che un cagliaritano “lo stava prendendo da dietro” da un genoano. Lasciamo l’improbabile sodomìa e lasciatemi stigmatizzare altre curiose espressioni – che di colpo diventano di moda. Ad esempio: una volta c’era il terzino, un mediano laterale, un’ala – sulla fascia destra o sinistra. Successivamente, li abbiamo sentiti definire come “gli esterni” (a cosa, alla partita?). Adesso ha fatto irruzione nel discutibile linguaggio televisivo una parola innocente, “catena”. C’è la catena di destra e la catena di sinistra: magari uno sprovveduto si aspetta di vedere giocatori incatenati, invece – se la catena funziona – si tratta sempre del buon vecchio terzino, o del buon vecchio laterale e della buona ala di una volta, mobili e dinamici, bene integrati fra di loro. E quante volte sentiamo dire “piattone” (all’ora di pranzo, poi…) o “tap in- che lì per lì ci ricorderebbe il desueto tip-tap! E Tevez, che dopo una irresistibile cavalcata segna un gol definito “stratosferico”? Signori! La stratosfera è il secondo strato dell’atmosfera, perchè scomodarla? E l’Empoli che viene definito “cinico” (una parola che imperversa ormai dovunque) quando il bravo Maccarone segna un gol? Che doveva fare Maccarone, per non essere cinico? Buttare la palla fuori campo” Cinico – consultate un vocabolario, prego – significa: indifferente ai sentimenti, amorale, privo di sensibilità. Ma per favore, povero Maccarone…. E poveraccio anche il pallone quando, troppo spesso, viene definito “velenoso”. Non basterebbe dire insidioso? E “pazzesco” e “miracoloso”? Gesummaria! Viene in mente Massimo Troisi, in “Ricomincio da tre”, quando diceva che c’è miracolo e miracolo…

cesare@lamescolanza.com

Corriere dello Sport Stadio

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