Secondo Calenda, serve una costituente per la terza Repubblica

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Carlo Calenda

“Abbiamo perso la sfida della costruzione di un sistema più forte ed efficiente. Ritengo questo nodo fondamentale in uno scenario internazionale pieno di incertezze. La sicurezza nazionale viene messa a rischio da un sistema che rallenta l’implementazione delle decisioni, favorisce il prosperare di particolarismi e ci trasforma nella Repubblica dei ricorsi al Tar e dei feudi locali. La prossima legislatura dovrà avere al centro questo tema, diventato tabù dopo il referendum. Forse la strada giusta, per aumentare il coinvolgimento dei cittadini, potrebbe essere quella di un’assemblea costituente”. Lo dice il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, in un’intervista con il “Corriere della Sera“. “E’ l’unico modo per aprire in maniera ordinata la Terza Repubblica invece di subire la dissoluzione caotica della Seconda – prosegue -. Serve un luogo per affrontare le pulsioni diverse emerse dal referendum costituzionale e da quelli di Lombardia e Veneto. Un luogo per porre fine alla kermesse delle leggi elettorali estemporanee, ridisegnare il rapporto tra Esecutivo e Legislativo, per affrontare il tema di una democrazia efficace, che peraltro affiora in tutti i Paesi occidentali”. Quanto alla sua collocazione politica dopo una legislatura al governo da tecnico con gli esecutivi di centrosinistra, Calenda conferma  che “il mio campo è quello”. E “sono orgoglioso aver servito il governo del Paese sotto tre presidenti del Partito democratico che in modi diversi hanno mostrato qualità e capacità” . Dunque ora “mi batterò perchè il centrosinistra recuperi il linguaggio della realtà e della responsabilità contro quello della fuga dalla realtà dei 5 Stelle e della Lega”. Con un endorsment per la lista +Europa guidata da Emma Bonino a cui “guardo con grande interesse”. “Non è più tempo – ha ammonito più in generale Calenda – di rottamazioni, slogan e leadership solitarie ma di costruire un ampio fronte liberal democratico capace di mettere in sicurezza il Paese mentre attraversa il più difficile crocevia nella storia del dopoguerra”. Perché “la prossima legislatura è molto pericolosa” a causa della “fine degli stimoli della Bce”, di “un’Eurozona orientata a minore flessibilità” e di un “Occidente sempre più diviso, con il Mediterraneo tornato al centro delle crisi”.

ItaliaOggi

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