Pacchi dei corrieri in ostaggio: via il sit-in o addio a Milano

Ultimatum delle Poste: Sda deve tornare a consegnare

Il magazzino resta chiuso. Con la merce dentro e pochi lavoratori fuori a sorvegliare. Una ventina, un po’ meno agguerriti di qualche settimana fa. Ma tanto basta a paralizzare l’attività di consegna dei corrieri Sda, società del gruppo Poste italiane. Nel sito di Carpiano, nel Milanese, sono bloccati circa 70mila pacchi che attendono di essere consegnati. Ci sono generi alimentari deperibili che – come spiega Poste italiane – stanno provocando problemi igienico sanitari accertati dalle autorità competenti. L’ingresso è off limits. Il sit-in dei rappresentanti del sindacato di base (Sì Cobas) prosegue da un mese. Da quando è stato annunciato l’avvicendamento tra società nell’appalto del servizio di facchinaggio. Da allora nel centro non entra nessuno, neppure chi vorrebbe lavorare. Ieri ha provato anche Poste italiane a smuovere lo stallo. Un appello per sottolineare la disponibilità che Sda e Poste hanno assicurato al sindacato e alle istituzioni locali per trovare un accordo e portare alla normalità «una situazione disastrosa» che ha messo in ginocchio l’azienda e compromesso le relazioni con i clienti. Il gruppo ha ricordato che la volontà della maggioranza dei lavoratori è difendere la propria dignità, il posto di lavoro e rientrare in servizio e ha espresso «rammarico» ai cittadini in attesa delle consegne. Quindi ha ribadito la necessità che «le istituzioni locali consentano alle maestranze di tornare nel proprio luogo di lavoro» e che Sda «ritorni a svolgere il servizio per i fornitori, per i dipendenti e per i cittadini. In caso contrario l’azienda valuterà se tenere aperto il sito di Milano oppure compiere scelte diverse». Il senatore del Pd Stefano Esposito, vicepresidente della Commissione Lavori Pubblici e comunicazioni a Palazzo Madama, ha chiesto al prefetto di Milano di «tutelare i lavoratori onesti» e «un intervento immediato del Governo affinché venga riaperta la sede di Milano e si ponga fine a questo scempio di illegalità» per evitare il rischio che «di fronte al mantenimento dell’attuale situazione il gruppo Poste valuti la chiusura definitiva dell’hub di Milano con un danno enorme in termine di posti di lavoro persi». Esposito si è rivolto all’ad di Poste italiane chiedendo «di agire pubblicamente per denunciare quanto sta avvenendo nei tavoli convocati da settimane alla Prefettura di Milano». L.B.

Il Giorno