SALISCENDI / LaVerità

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MATTEO SALVINI

salvini_matteoIl leader della Lega non si nasconde dietro un dito, si candida al governo con parole ferme e chiare. Apprezzabile! Alla faccia, si diceva una volta. E piacerebbe che tutti i protagonisti dei partiti mettessero le carte in tavola con la stessa limpidezza. E merita solidarietà, per il «sequestro» dei beni della Lega, ordinato dalla magistratura, senza colpa alcuna di Salvini.
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UMBERTO BOSSI

È doloroso dirlo, ma il fondatore della Lega esce di scena: è la prima volta (salvo nel 2004, per motivi di salute) che non sale sul palco. Bossi appartiene alla storia politica: vi è entrato e vi resterà. Ma – responsabile del buco finanziario – ha combattuto il suo successore, come se fosse un nemico assoluto. E lo ha definito «traditore» del movimento. Non è accettabile.
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SALVATORE MARTELLO

L’intervento del sindaco di Lampedusa, che in modo inaspettato ha accusato gli immigrati di rappresentare un grave problema per la sua infelice isola, va incoraggiato. Puntualmente aggredito e sbeffeggiato dalla politica benpensante e dagli opinionisti retorici. Forse intimidito, ha fatto un mezzo passo indietro. Comprensibile. Non è facile andare controcorrente.
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DARIO NARDELLA

Forse in buona fede 0 forse spinto dal desiderio di conquistare le prime pagine, il sindaco di Firenze annuncia misure restrittive contro la prostituzione. L’intento è quello di contrastare lo sfruttamento, ma il provvedimento è chiassoso e velleitario. Lo dimostrano molti precedenti. L’unica soluzione sarebbe legalizzarla, anche con benefici fiscali. Ma non ci si riesce.

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PAOLO DYBALA

Stiamo assistendo, nel campionato italiano, all’esplosione di un talento paragonabile a Cristiano Ronaldo e a Lionel Messi? Il buon senso suggerisce prudenza. Strepitoso in Italia, nel confronto diretto con Messi (Barcellona Juventus, Champions League) Dybala ha dato l’impressione di uno scolaretto di fronte a un prof universitario. Deve crescere. Paulo è il futuro.

EMANUELE FIANO

L’esponente Pd è alla ribalta per l’iniziativa di legge contro la propaganda e l’apologia del fascismo. Ma il sarcasmo gli è piovuto addosso con questo gioco di parole: è stato lui, per primo, a fare di tutte le erbe «un fascio». Cadendo nel ridicolo. L’apologia è un conto, perseguibile da sempre a termini di legge. Cancellare la storia, il passato, ogni riferimento, è grottesco.
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di Cesare Lanza, LaVerità

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