Nomine, la reazione del mercato: vendite su Leonardo

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L’arrivo di Alessandro Profumo in sella alla ex Finmeccanica è il cambio di casacca più rilevante per gli investitori, che avevano apprezzato la ristrutturazione portata avanti da Moretti. Deboli ma senza grandi scossoni gli altri titoli

Il mercato prende atto delle nomine ufficializzate da parte del Tesoro nel fine settimana per quanto riguarda i prossimi consigli delle società partecipate. Uno snodo fondamentale per Piazza Affari: basta considerare che Eni, Enel, Leonardo e Poste Italiane capitalizzano nel complesso 113 miliardi, un quarto del valore del listino principale milanese.
Il caso aziendale che sembra preoccupare maggiormente gli operatori finanziari è quello di Leonardo, che già nell’ultima seduta aveva ceduto il passo in scia alle voci di uscita di Mauro Moretti. Indiscrezioni che hanno trovato conferma sabato, quando il Mef ha pubblicato la lista per il rinnovo del consiglio della ex Finmeccanica, la cui guida sarà affidata all’ex banchiere Alessandro Profumo. Stando all’aggiornamento delle raccomandazioni degli analisti sulla piattaforma Bloomberg, su Leonardo è confermato il giudizio “outperform” da parte di Mediobanca, mentre arriva un taglio a “hold” da Kepler Cheuvreux e resta la raccomandazione “equalweight” di Barclays. Di fatto, su tre specialisti uno invita ad aggiungere il titolo al proprio portafoglio. “Profumo ha trascorso la sua vita nel mondo bancario, fatico a vedere come possa migliorare le prospettive future di Leonardo che è tornata ad essere competitiva dopo il processo di ristrutturazione di Moretti”, ha commentato all’agenzia Usa Vincenzo Longo di Ig Markets.
Le altre società coinvolte nelle nomine sono in leggera flessione, ma senza scostarsi particolarmente dall’andamento del listino generale. Sulla plancia di comando delle Poste (il titolo) arriverà da Terna Matteo Del Fante, che sostituirà Francesco Caio reo – secondo la ricostruzione più accreditata – di non aver acquistato il risparmio gestito messo in vendita da Unicredit (Pioneer) come avrebbero voluto Renzi e il suo entourage: la società dei fondi è poi finita ai francesi di Amundi. Ma il metodo di queste nomine non è piaciuto a tutti: “C’è qualche rammarico tra gli investitori sul livello di influenza del governo sullo sviluppo di queste società”, ha annotato Phil Buller di Barclays Capital. Il problema è che alcuni cambi “non rappresentano quel che gli azionisti vorrebbero”.
Secondo gli analisti di Icbpi è positiva su tutta la linea la conferma del management di Eni, con Claudio Descalzi sulla poltrona di ceo ed Emma Marcegaglia alla presidenza (segui il titolo). Gli specialisti hanno un giudizio “buy” sul Cane a Sei Zampe, che dalle indiscrezioni di stampa potrebbe per altro esser al centro di un nuovo processo di privatizzazione nei prossimi mesi: il Tesoro potrebbe cedere il 4,3% di Eni che ancora possiede e restare soltanto con il 25,8% controllato dalla Cdp. In attesa di questi sviluppi, secondo Icbpi “la riconferma di Descalzi rappresenta una notizia molto positiva per Eni, vista l’ottima resilienza alla crisi del settore Oil & Gas che il Gruppo ha mostrato sotto la sua guida negli ultimi tre anni. Descalzi come ceo per il prossimo triennio rappresenta una garanzia per Eni in quanto aumenta la visibilità sulla strategia del Gruppo e riduce i rischi” sull’attuazione del piano industriale. Dagli altri analisti, giudizio positivo da Mediobanca (outperform) e Jefferies (buy).
Continuità anche all’Enel, che come le altre è debole sotto la parità e vede come ultimi aggiornamenti due giudizi “neutral” da Mediobanca e Natixis e un “outperform” Macquarie.

La Repubblica

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