Veneto Banca, Ipo con maxi sconto. Atlante pronto alla sub-garanzia

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veneto bancaLe azioni di Veneto Banca si presentano all’Ipo con un valore minimo di dieci centesimi ciascuna. Il prezzo della forchetta, che ha un valore simbolico massimo di 50 centesimi, è stato fissato dal consiglio di amministrazione della banca, dopo una riunione fiume seguita ad altri appuntamenti importanti, primo fra tutti la riunione fra Atlante e il consorzio di garanzia per l’aumento di capitale guidato da Banca Imi (Intesa Sanpaolo). Appuntamenti che hanno decretato, in una giornata decisiva, il destino della ex popolare veneta. Non sono bastati i 250 incontri con investitori istituzionali nella settimana di pre-marketing per suscitare nel mercato un interesse sufficiente a valorizzare il prezzo, che quindi si è fermato a un minimo di 10 centesimi, esattamente come è successo per la Popolare di Vicenza. Ora il rischio è che la banca non riesca a raggiungere il flottante del 25% del capitale – ovvero 250 milioni – così come richiesto da Borsa Italiana per sbarcare a Piazza Affari e che, come per Popolare di Vicenza, l’istituto di Montebelluna venga “inghiottito” dal fondo Atlante. Il fondo gestito da Quaestio sgr, nello stesso giorno della forchetta del prezzo, ha firmato con l’attuale consorzio di garanzia il contratto di sub-underwriting (garanzia al pool di garanzia), il quale prevederebbe per Atlante una partecipazione di riferimento, cioè pesante, in modo da poter attuare una profonda ristrutturazione della banca. Ristrutturazione che può andare in molte direzioni: lo spezzatino, la fusione con l’altro soggetto già in pancia, la Popolare di Vicenza, la fusione con Ubi o Bper, con cui potrebbe esserci un accordo sui crediti deteriorati (che per Veneto Banca ammontano a 7,6 miliardi di euro). L’ingresso di Atlante in Veneto Banca significherebbe, inoltre, l’azzeramento degli 88mila soci. Se questo è lo scenario più plausibile, resta però l’incognita dei vecchi azionisti. Così come sono stati capaci di mettere in atto un rovesciamento del board e portare ai vertici un nuovo cda espressione dell’azionariato di base, i soci storici potrebbero, sulla scia di un legittimo e ritrovato moto d’orgoglio, aderire all’aumento di capitale nonostante il valore di dieci centesimi e raggiungere un 10-15% del flottante. Se poi, Mediobanca, così come annunciato, è pronta a mettere sul piatto una disponibilità pari al 5% dell’aumento – anche per arginare la possibilità di manovra sullo scenario nazionale del fondo Atlante – i giochi potrebbero essere fatti: si raggiungerebbe un flottante attorno al 20-25%, quota sufficiente per ottenere da Borsa Italiana una deroga alla quotazione ed entrare nel listino, imboccando non solo la via del risanamento ma anche quella che potrebbe riportare il controllo di Veneto Banca sul territorio. “Non posso credere che non si voglia essere padroni del proprio destino, che non si trovi la forza per credere nella capacità di rinascita e di crescita del proprio territorio”. Ne è convinta Laura Puppato, senatrice del Pd, ex sindaco di Montebelluna e piccola azionista, che ieri in un accorato appello al territorio ha cercato di smuovere gli animi: «Non posso credere – scrive la senatrice – che non si voglia essere padroni del proprio destino da queste parti ovvero che, dopo aver subito la peggiore onta da chi si riteneva buon gestore e si è scoperto essere invece stato scorretto nell’acquisire azioni, falso nei bilanci e sprecone nella gestione, non si trovi la forza per credere nella capacità di rinascita e di crescita del proprio territorio, lasciando ad altri di acquistare per una pipa di tabacco un portafoglio bancario ed una operatività quantomeno interessante». E ancora: «Recentemente la Volksbank ha acquisito la fallimentare Banca Treviso, dichiarando nell’assemblea dei soci che il solo fatto che sia ubicata qui la sede di quel piccolo istituto, ha valso il valore dell’acquisto, ravvisando in meno di 5 anni un forte recupero per le potenzialità che nel nostro territorio esistono. Se i sudtirolesi investono e dicono questo, dovremo essere a noi a tradire?». È innegabile che il territorio giochi un ruolo fondamentale in questa partita, ne è la prova anche il duplice incontro avvenuto tra il presidente Stefano Ambrosini e i sindacati, prima, e i grandi soci di Per Veneto Banca, poi. L’incontro con i rappresentanti dei lavoratori non ha avuto esito positivo: di fronte alle domande rivolte al presidente, i sindacati non hanno riscontrato nessun impegno al mantenimento dei livelli occupazionali e nessun assenso al contenimento delle remunerazioni del cda, mentre, sul fronte dell’azione di responsabilità, è stato detto che verrà affidato a un consulente esterno il compito di verificare gli elementi per proporre l’azione contro chi ha causato il dissesto. Il lancio dell’operazione di quotazione è previsto per il 6 giugno fino al 20, con eventuale quotazione il 28. Il “freno” all’aumento di capitale resta comunque pesante: i 124 milioni di titoli di Veneto Banca valgono, a dieci centesimi, 12,4 milioni di euro, cifra che, di fatto, deprezza la banca. Inoltre, considerando i multipli di mercato, Veneto Banca sarebbe valutata 0,35 volte il patrimonio netto, molto di più rispetto a Ubi Banca (0,32), Banco Popolare (0,30) e Credito Valtellinese (0,28); per non parlare di Mps (0,19) e Carige (0,16). Per essere appetibile, Veneto Banca dovrebbe offrire le proprie azioni a multipli vicini a quelli di Mps e Carige. E resta, da ultima (ma di sicuro non ultima), l’amarezza e la rabbia per una banca che è riuscita a bruciare in pochissimi anni 5 miliardi di euro e far crollare l’azione da 40,25 euro del 2012 ai 7,3 euro del febbraio scorso. In un territorio che, dopo la vicenda della Popolare di Vicenza, si sente tradito per la seconda volta.

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