Leonardo precipita in Borsa dopo i numeri del piano

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La società prevede ancora un periodo difficile, poi il cambio di rotta dal 2020. Profumo: “Puntiamo a una crescita sostenibile”

Per Leonardo saranno ancora due anni difficili. Il rilancio definitivo del gruppo a controllo pubblico attivo nei settori della Difesa e dell’Aerospazio, arriverà soltanto nel 2020. Fino ad allora sarà una sorta di attraversata del deserto, in cerca di nuovi mercati e di nuovi ordini. La società, ovviamente, è sicura di riuscirci e ha fissato tra due anni il ritorno alla reddittività a doppia cifra: nell’attesa, il mercato non è disponibile a firmare una cambiale in bianco. Come dimostra la fuga dal titolo in Borsa (segui in diretta) con le quotazioni arrivate a oltre dieci punti percentuali e l’azione della ex Finmeccanica che è passata anche da una sospensione per eccesso di ribasso. Il primo piano industriale firmato dal nuovo amministratore delegato, Alessandro Profumo, presentato simbolicamente nei capannoni di Vergiate in provincia di Varese dove si assemblano gli elicotteri a marchio Agusta-Westland, conferma tutte le difficoltà emerse con la pubblicazione dei numeri dei primi nove mesi del 2017, nel novembre scorso. Conferma, soprattutto, che l’ex banchiere di Unicredit non ha ereditato un compito facile dall’ex numero uno, Mauro Moretti. Profumo ha voluto sottolineare “con assoluta chiarezza che le difficoltà registrate nel 2017 non sono da ricondurre a difficoltà strutturali”. Questo significa che non ci sono problemi con i prodotti di Leonardo, sia in campo civile che militare: ma questo non toglie che Leonardo deve riuscire a venderli e vincere commesse in giro per il mondo. Soprattutto dovrà fare investimenti (ne sono previsti almeno 6-700 milioni nei prossimi anni) perché “Leonardo è ancora troppo piccola sul piano commerciale” e ha bisogno di crescere, “anche tramite alleanze per poter competere a livello globale”. Per riuscirci, Profumo ha modificato la struttura interna al gruppo per arrivare a un “migliore processo di acquisizione ordini”. Ma perché arrivino i risultati previsti bisognerà aspettare due anni: lo dicono i numeri del piano industriale al 2022. A cominciare dalle stime finali per il 2017, dove ricavi e margini sono confermati nella parte bassa della forchetta dopo la revisioni del novembre scorso. Così come gli ordini che non andranno oltre la cifra di 11, 7 miliardi. Il 2018 e il 2019 saranno anni di consolidamento e di preparazione alla crescita, con ricavi stabili e margini in leggera crescita. Per il salto al livello superiore si dovrà attendere l’anno successivo: il piano distribuito al mercato dice che nei cinque anni al 2022 la crescita media degli ordini sarà superiore al 6 per cento, così come i ricavi che saliranno in media del 5-6 per cento. La reddittività, sempre nella media dei cinque anni di piano, andrà ancora meglio, con una crescita compresa tra l’8 e il 10 per cento. Come si arriverà a questo risultato? Profumo conta molto sulla “piena ripresa degli elicotteri” e al contributo positivo della mega commessa in Kuwait, oltre 5 miliardi grazie alla fornitura dei caccia Eurofighter, i cui primi incassi serviranno per coprire i costi di costruzione e diventerà profittevole solo dal 2020. Questo non basterà: “E’ necessaria una accelerazione per garantire la sostenibilità del business nel medio lungo periodo” si legge nel piano industriale. Una dichiarazione con cui si è voluti essere trasparenti nei confronti del mercato, ma che gli stessi investitori non potevano certo accogliere con entusiasmo. Due anni sono lunghi e per il momento si adegua ai nuovi numeri vendendo il titolo. A tornare si fa sempre in tempo.

La repubblica

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