Miracolo nella Livorno grillina: il Comune dà il via libera a Esselunga

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FURTOLivorno – Ne è passata d’acqua sotto i ponti, tra i fossi e i canali della vecchia Livorno. Ma chi poteva immaginarsi che la roccaforte del Partito Comunista Italiano venisse espugnata, dopo 94 anni, dal primo supermercato della sua storia che non avesse il marchio Coop, come la maggior parte in Toscana. Chi poteva pensare, soprattutto, che quest’impresa miracolosa neppure mai sognata dalle ottuse amministrazioni di sinistra dal 1946 al 2014 (Pci fino al ’92, poi Pds, Ds e Pd), riuscisse alla giunta grillina di Filippo Nogarin, sindaco della città labronica dal giugno 2014. Per il patron di Esselunga Bernardo Caprotti (90 anni due mesi fa), autore di quel Falce e Carrello che denunciò gli ostacoli all’espansione del gruppo nelle regioni rosse, arriva un’altra medaglia da appuntarsi sul petto. Il sindaco M5S ha firmato il piano di recupero dell’ex complesso Fiat acquistato da Caprotti nel 2002 (4mila metri quadrati, 5mila di parco, 800 posti auto) nell’immediata periferia della città, fino agli anni Settanta considerato il simbolo della falce e martello e che ora porterà 200 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato entro il 2017 e un accordo di Esselunga ad utilizzare il polo ortofrutticolo e il mercato ittico livornese per l’approvvigionamento dei supermercati toscani. «Dopo un vergognoso ostruzionismo durato 14 anni finalmente il grande supermercato arriva a Livorno. Credo che anche questo sia un atto di democrazia», dice Nogarin. E pensare che Caprotti aveva addirittura acquistato spazi pubblicitari sui quotidiani (esclusa la Repubblica) per denunciare la prepotenza delle cooperative rosse a Livorno. Eppure non era tanto difficile comprendere che un iper Esselunga fosse un buon affare per Livorno e per tutta la zona, ma la sinistra da Cossutta a D’Alema si è sempre inginocchiata a sua maestà Unicoop per obblighi di partito. Per inaugurare il punto vendita di Novara Caprotti ha dovuto attendere 20 anni. Per quello di Prato ce ne sono voluti 12. Alle porte della renziana Firenze, nella frazione di Galluzzo, un altro super-store ha arrancato per 43 anni. Malgrado questo Caprotti non è mai fuggito dall’Italia dal 1957. Sessant’anni di investimenti e guadagni: Esselunga vanta l’8,7% delle vendite in supermercati italiani con più di 150 punti vendita. Un gruppo che fattura 7 miliardi all’anno e dà lavoro a oltre 22mila persone non dovrebbe trovare ostacoli quando chiede di poter aprire un supermercato. Invece nelle città rosse per realizzare un punto vendita occorrono mediamente da otto a quattordici anni. Esselunga è sbarcata in Toscana nel 1961 con il primo supermercato a Firenze, ma da allora ogni volta ha dovuto fare a cazzotti con tutti per aprirne ogni altro, eccezion fatta per l’unica provincia azzurra, la lucchesia (oggi sono 29 gli store della catena in Toscana per un fatturato da oltre un miliardo). Alcune zone però sono rimaste negli anni assolutamente scoperte: a partire da Livorno, la «rossa» per antonomasia. Fino all’arrivo dei grillini. Mah…

di Fabrizio Boschi da “Il Giornale”

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