La depressione di Serena Williams. Così crolla la donna bionica

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5c0e086fe48cba28810f6a706700939a-085_MGTHUMB-INTERNA Una settimana in casa, rx chiusa ermeticamente dentro il villone della Florida, find disconnessa dal resto del mondo. Nessuna telefonata, zero messaggi, pochissima attività social, il playground in cui (insieme ai courts) è una regina. Una sola apparizione pubblica, per ragioni di business, alla settimana della moda di New York, per annunciare la sua presenza sul prossimo calendario Pirelli e presentare una sua linea di vestiti. Pensava di arrivarci da signora dell’Open Usa, il torneo che Flavia Pennetta le ha scippato dalla borsetta, e da leggenda vivente, capace di aggiudicarsi il Grande Slam (i quattro Major conquistati nell’anno solare) per la prima volta dal 1988 (Steffi Graf). E invece, a quel punto, era (quasi) una qualunque. Serena Williams è triste, avvilita, scorata. Forse addirittura depressa. La sconfitta con Roberta Vinci nelle semifinali dell’Open USA, lo Slam che Serenona era chiamata ad annettersi più di ogni altro nella carriera, ha lasciato segni indelebili sul suo morale e dentro i meandri della feroce motivazione che l’ha spinta, dal ghetto di Compton, Los Angeles, fin qui. «La conosco bene. Potrebbe non scendere più in campo fino alla fine dell’anno» ammette coach Mouratoglou con una punta di preoccupazione, perché un conto è recuperare Serena da una (rara) sconfitta, un altro e’ farla risorgere dalla più clamorosa morte sportiva che lo sport moderno ricordi. Roberta Vinci, contro la Williams, era data dai bookmakers 300 a uno. Più probabile che un meteorite sfiorasse la terra scalfendo la punta del monte Everest, insomma. Sempre sconfitta nei precedenti, mai riuscita a strappare alla numero uno del mondo nemmeno un set. «E invece ce l’ho fatta, non chiedermi come perché ancora oggi, a mente fredda, mi è difficile ricostruire le dinamiche di quel match pazzesco, in cui mi sono spinta su livelli impensabili». Merito di Robi, che ha stoppato la migliore a un passo dal traguardo e poi, drenata di emozioni emotive e fisiche, si è consegnata all’amica Flavia in finale. Se la tempra delle campionesse si vede anche nel momento della sconfitta, lo scopriremo presto. Serena è attesa lunedì a Pechino, ai nastri di partenza del torneo che segna il ritorno in gara di Flavia Pennetta, e a fine mese a Shanghai, dove il Master femminile chiuderà in bellezza una stagione rutilante. Coach Mouratoglou è pessimista: «Quando Serena perse a Toronto, lo scorso agosto, era scocciata ma pronta a ripartire: la mattina dopo si presentò in campo per l’allenamento. Questa volta è diverso. Quando finalmente mi ha risposto al telefono, mi ha detto che questa è una stagione negativa (a 34 anni Serena ha conquistato tre Slam su quattro, per un totale astronomico di 21, più tutto il resto ndr), da dimenticare». E dimenticare potrebbe voler dire chiudere fuori il tennis dalla mente per un tempo indefinito. (Corriere.it)

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