Eni: Descalzi, abbiamo fatto piu’ scoperte dei nostri concorrenti

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L’Eni ha fatto piu’ scoperte di tutti i suoi concorrenti. Lo sostiene l’amministratore delegato della compagnia, Claudio Descalzi, intervistato dal Corriere Economia. “Dal 2009 a oggi – spiega – le major hanno scoperto il 30% di quello che hanno prodotto e per questo si trovano nella necessita’ di fare qualche acquisizione”. “Noi – aggiunge – con un rapporto scoperte-produzione del 260% siamo un’anomalia: abbiamo trovato giacimenti ‘giant’ ogni due anni. Speriamo di replicare i successi, anche se forse piu’ a lungo termine dovremo fare qualcosa. Comunque la politica piu’ assennata resta quella di comprare asset piuttosto che aziende difficili da digerire”.
Riguardo alla situazione in Libia Descalzi afferma: “Ho letto le interviste a Haftar e Serraj (rispettivamente il generale che sostiene il governo di Tobruk e il primo ministro del governo di Accordo nazionale, ndr). Quella al premier libico mi ha colpito perche’ per la prima volta ha dato la prospettiva di un cammino da fare, di una strategia basata proprio sul confronto e sulla comprensione con Haftar. Potrebbe avviarsi una dinamica che fa ben sperare”. “L’orizzonte – dice ancora Descalzi – rimane ancora molto oscuro, ma credo che se lasciassimo i libici a lavorare da soli a casa loro, senza ingerenze esterne, avrebbero gia’ trovato una soluzione. Dall’esterno ci sono state molte parole ma pochi fatti e alcune contraddizioni. L’Italia da parte sua ha lavorato sodo ma e’ rimasta sola. Tuttavia e’ positivo se Serraj e Haftar parlano di un Paese unico. Spero che riescano a trovare una soluzione: libici con libici, all’interno della Libia”. Descalzi si e’ poi soffermato sull’impatto che la nuova amministrazione Trump avra’ sulla ripresa economica, sul mercato del petrolio, sulle compagnie petrolifere. “Come Trump stesso ha ripetutamente sostenuto – spiega Descalzi – la sua politica economica avra’ impatto soprattutto sugli Stati Uniti in termini d maggiori investimenti e di lavoro. Se la focalizzazione sull’interno sara’ forte ci saranno ritorni per tutti i settori economici in generale, non solo per quello petrolifero. E se i consumi interni di petrolio e di gas dovessero salire, gli Stati Uniti hanno comunque le risorse la capacita’ per rispondere all’aumento della domanda con piu’ offerta ‘shale’. Da questo punto di vista e’ un sistema chiuso che puo’ alimentare la propria crescita”. Riguardo all’impatto sull’ambiente “gli Usa sono stati quelli che sulle emissioni hanno avuto l’effetto piu’ importante: lo shale gas, che ha sostituito il carbone, in una decina d’anni ha permesso di abbassare le emissioni del 20%. Credo comunque che i Paesi che hanno preso impegni ambientali come l’Europa, ma non solo, andranno avanti qualsiasi cosa pensi di fare Trump. Noi come Eni faremo cosi'”, afferma il top manager. Sulla Russia “Trump ha chiaramente detto che preferisce il dialogo alle sanzioni, ma bisognera’ vedere se dopo il dialogo ci sara’ spazio per altro. E’ ovvio che per l’Europa un riavvicinamento Usa-Russia sarebbe positivo, viste le nostre relazioni commerciali dirette. Ma non si puo’ non rilevare che sullo scenario internazionale la Russia, malgrado le mani legate dalle sanzioni, si sia mossa in modo molto dinamico. Prima con la Siria, poi l’accordo Opec-non Opec. Mosca e’ riuscita a ricondurre alla trattativa Iran e Arabia Saudita e a portare a casa un accordo sulla riduzione della produzione di petrolio che tentennava da tre anni. Cosi’ facendo ha non solo ha ridato ossigeno a se stessa, ma ha anche risollevato le sorti di molti Paesi produttori che con quei prezzi erano ridotti allo stremo. Insomma, un universo di Paesi lontani tra loro, che non si parlava, si e’ in qualche misura riaggregato grazie al dialogo. Che si dimostra la scelta migliore in vicende complesse”.

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