Cna prevede per i ristoranti perdite del 60%

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Perdite stimate al 60% per i ristoranti e zero ricavi per eventi e catering. Queste le conseguenze, secondo Cna Piemonte, degli ultimi provvedimenti di limitazione imposti dal Governo sulle micro imprese artigiane. A livello regionale il settore ristorazione e agroalimentare conta circa 23 mila imprese e 80 mila addetti: poco sotto il 10% del volume del comparto a livello nazionale. “Durante il primo lockdown – spiega Cna – la perdita stimata di fatturato oscillava oltre il 40% e si può immaginare che a fine estate la perdita del fatturato su base annua si sia attestato intorno al 30%. Ma con questo nuovo provvedimento la situazione si aggrava ulteriormente e l’impatto porterà quasi certamente a raggiungere e superare il 60% di ricavi in meno rispetto al 2019. Se la situazione si dovesse protrarre anche sul mese di dicembre con il Natale si può solo parlare di tracollo certo”. Tra le proposte di Cna, avanzate anche a livello nazionale, l’apertura di un tavolo permanente con il governo, l’avvio di finanziamenti all’intera filiera e poi linee di credito sostanziose e realmente restituibili, un concordato per le tasse.   “Per la ristorazione l’ultimo Dpcm rappresenta di fatto un lockdown mascherato – dichiara Giovanni Genovesio, presidente regionale di Cna Agroalimentare – la chiusura alle 18 azzera i ricavi di operatori che già avevano lamentato la fortissima riduzione del fatturato a pranzo e puntavano sulla cena per rientrare delle spese. Peraltro è una decisione che pone il mondo della ristorazione nel ruolo di untore, quando i numeri dimostrano che non si tratta della fonte di aumento dei contagi che si sta verificando nelle ultime settimane. Ma noi paghiamo il conto. I pasticceri e i cioccolatai sono gli unici a chiudere quando invece gli altri venditori di generi alimentari sono aperti. Non ci sono spiegazioni razionali”. Per quanto riguarda gli eventi, la filiera coinvolge numerose micro imprese artigiane. Sul fronte della somministrazione del cibo, quindi il catering, spiega Cna, tutto il comparto è fermo per gli eventi aziendali, mentre tra i privati si è registrata una minima attività solo nel mese di settembre. A fine anno si parla di un calo di fatturato di circa il 90%. “Il nostro settore è praticamente fermo da inizio anno – spiega Stefania Battezzati di Amat, produttore di strumenti musicali – perché il primo lockdown ci ha consentito di smaltire qualche ordine del 2019, ma il 2020 ha completamente fermato ogni attività. Senza feste, concerti e coi teatri chiusi, tra cultura e spettacoli, il nostro fatturato sarà inferiore del 90% rispetto a quello dell’anno scorso. Nel settore non solo non si comprano nuovi strumenti musicali, ma molti musicisti senza contratti fissi stanno vendendo i propri con la consapevolezza che non li useranno nel breve periodo”.

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