Ferrarini: Anzaldi (Iv), “Gualtieri intervenga a tutela del Made in Italy” “Verificare sostegno azienda pubblica Amco a cordata contro Intesa e Unicredit”

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“Non posso, anzi non voglio credere che il ministro Gualtieri, titolare del dicastero dell’Economia ma anche profondo conoscitore di leggi e regolamenti europei, sappia quello che sta accadendo intorno a un marchio storico dell’agroalimentare italiano come Ferrarini. Per questo presenterò un’interrogazione al Mef, affinché arrivi una risposta ufficiale e si eviti che proprio un’azienda pubblica che va sotto la responsabilità del Mef assesti un duro colpo ad un pezzo di Made in Italy. Conoscendo il rigore del ministro Gualtieri sono certo che non è a conoscenza della scelta della società Amco, che ricade sotto la sua responsabilità. Per questo è urgente che il Mef intervenga e verifichi, a tutela del Made in Italy ma soprattutto di quelle migliaia e migliaia di lavoratori che con sudore e onestà sono impegnati nel settore”. E’ quanto scrive il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi in un intervento su “Huffington Post”.

“Provo a ricostruire – prosegue Anzaldi – in maniera sintetica i fatti, che coinvolgono un’eccellenza del settore agroalimentare italiano e quindi europeo e mondiale, la Ferrarini di Reggio Emilia. Un gigante dell’agroalimentare, noto per la produzione di prosciutto cotto senza polifosfati, aceto balsamico, parmigiano e tanti altri prodotti, una vera perla del settore alimentare. Nel 2018, però, l’azienda va in crisi finanziaria, ma a differenza di altre situazioni di crisi economica in questo caso vi sono due grandi novità. La prima è una modifica legislativa che porterà grandi vantaggi al consumatore ed all’esportazione. Dopo tante pressioni, tante battaglie, l’Unione Europea ha dato il via libera all’etichetta Made in Italy per prosciutti, mortadella e culatello. I ministri Bellanova, Patuanelli e Speranza hanno firmato l’atto interministeriale che autorizza a inserire l’etichetta Made in Italy per prosciutti, mortadella e culatello che sono prodotti con animali nati, allevati e macellati esclusivamente in Italia.

Un grande successo del Governo italiano che interessa una grossa fetta della nostra economia, basti pensare che gli allevatori italiani sono oltre 5000 e la filiera ha un valore di oltre 20 miliardi di euro. La seconda novità, anche a seguito degli effetti che produrrà sul mercato l’etichetta del Made in Italy promossa dalla ministra Bellanova, è il ruolo delle banche, solitamente sorde nel salvare le aziende ma che in questo caso si sono rese disponibili. L’11 agosto Intesa Sanpaolo insieme ad Unicredit ha depositato presso il tribunale di Reggio Emilia la proposta di concordato per il rilancio della Ferrarini S.p.A. Uno dei più seri e stimati dirigenti di Banca Intesa, Stefano Barrese, ha dichiarato: ‘Mettiamo in sicurezza l’azienda per portare benefici a tutta la filiera’.

La proposta vede come partner industriali il gruppo Bonterre – Grandi salumifici italiani (player di riferimento del mercato italiano ed europeo dei salumi di qualità, formaggio Parmigiano-Reggiano, snack e di piatti pronti). Il salvataggio economico e del personale (in un settore che impegna tra allevamento, trasformazione, trasporto, distribuzione oltre 100 mila persone) riceve il plauso del presidente di Confagricoltura Giansanti, del presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentare Mercuri, di Legacoop e tanti altri. Tutto sembrerebbe volgere verso un lieto fine, ma qualcosa non torna”.
“A causa di una serie di ritardi – aggiunge ancora Anzaldi – del tribunale di Reggio Emilia, viene differita l’adunanza dei creditori, e da quel momento iniziano una serie di ricorsi e rimpalli che ritardano la procedura.

Una procedura che aveva visto tutti d’accordo e la garanzia di due investitori certi e sicuri come Intesa Sanpaolo e Unicredit viene messa in discussione da una seconda offerta, capitanata dal gruppo agroalimentare Pini e sembra con il sostegno della Amco, società del ministero del tesoro specializzata in gestione e recupero di crediti deteriorati, in particolare di banche fallite, come le banche venete. Basta fare una ricerca su Google sul gruppo alimentare Pini per trovare numerose criticità che indurrebbero a una riflessione ma ciò che più è incomprensibile è come fa Amco, che è una società a partecipazione pubblica e che quindi dovrebbe ispirarsi al massimo rigore etico e alla trasparenza, a sostenere un’offerta insieme a un gruppo che ha al momento problemi di trasparenza e giudizi in corso”.

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