Scuola, c’è un problema in Sardegna: 6 mila precari dice no a chiamate da altre regioni

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 Una delegazione di precari ‘storici’ della scuola, in rappresentanza di oltre 6 mila insegnanti in Sardegna, è stata ricevuta in Consiglio regionale da alcuni capigruppo di maggioranza e opposizione. Molte delle cattedre vacanti nell’isola – è il timore manifestato dai docenti precari – saranno assegnate a insegnanti provenienti da altre regioni, in base al decreto ministeriale 25 dell’8 giungo scorso sulla nuova procedura di assunzione ‘call veloce’. “Con questa modalità, chiunque si trovi in una graduatoria di una qualsiasi regione, potrà venire ad assumere un ruolo o anche una supplenza annuale in Sardegna, erodendo di fatto i posti attualmente occupati dai docenti precari residenti nell’isola”, hanno spiegato Diego Palma, Maria Paola Racca e Alessandra Manca, dell’Associazione nazionale Docenti per i Diritti dei lavoratori, nell’incontro coi consiglieri regionali Francesco Mura (FdI), Piero Comandini (Pd), Eugenio Lai (Leu), Michele Ciusa (M5S) e Laura Caddeo (Progressisti).
 “Si prospetta una sostituzione dei docenti sardi con conseguenze  sul piano sociale, economico e culturale in una terra già gravata dalla disoccupazione. Si perderebbero docenti capaci di trasferire nella scuola le conoscenze storiche e linguistiche del territorio”.
    In Consiglio regionale sarè presentata una risoluzione per attivare un ‘Percorso Formativo Attivo’ (Pfa) Abilitante per i docenti sardi, con la richiesta di ‘blindare’ i posti disponibili che per decreto saranno assegnati a docenti provenienti da altre regioni.

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