Il lockdown ha fatto danni, ma ha pure appianato le diseguaglianze di benessere

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 La pandemia da coronavirus ha causato un forte calo nella soddisfazione della vita, ma il lockdown ha anche appianato le disuguaglianze di benessere, contribuendo a recuperare in parte la gratificazione percepita. Questo, almeno, è quanto emerge da uno studio, pubblicato sul sito web dell’Istituto di riferimento, condotto dagli esperti del Bennett Institute for Public Policy dell’Università di Cambridge, che hanno utilizzato i dati dei sondaggi settimanali di YouGov Weekly Mood Tracker e delle ricerche di Google per monitorare la percezione di benessere della popolazione britannica, e non solo, prima e durante la pandemia. “Il nostro è uno dei primi studi in cui gli effetti psicologici dell’epidemia da COVID-19 vengono distinti dalle conseguenze del lockdown – dichiara Roberto Foa, del Dipartimento di Politica e Studi Internazionali di Cambridge – e inoltre abbiamo utilizzato i dati settimanali, molto più puntuali rispetto alle indagini mensili o annuali”. Secondo lo studio, in sole tre settimane, la percentuale di cittadini inglesi che si sentiva “felice” è scesa dal 51 al 25 percento nel periodo di diffusione iniziale, mentre alla fine di maggio, nel pieno dell’adozione delle misure di precauzione, il valore risale al 47 percento. “I dati – continua l’esperto, che è anche direttore del Centro di ricerca sull’opinione pubblica YouGov di Cambridge – suggeriscono che la quarantena ha contribuito a ridurre le disuguaglianze di benessere, per cui in alcuni dei gruppi sociali più svantaggiati la soddisfazione è aumentata, in contrapposizione alle fasce più agiate, che invece hanno espresso un minore benessere”. Il ricercatore sottolinea che, sebbene la quarantena venga spesso associata a una serie di difficoltà psicologiche, il blocco potrebbe rappresentare la mossa più strategica per mantenere il benessere psicofisico. “Abbiamo utilizzato le informazioni di YouGov provenienti da Inghilterra, Scozia e Galles – aggiunge Sam Gilbert, collega e coautore di Foa – e ampliato il set per coprire anche Irlanda, Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, India e Sudafrica, grazie allo strumento Google Trends”. Abbinando i dati del sondaggio alle ricerche su Internet per argomenti relativi alla salute mentale come ansia, depressione, noia e apatia, il team è stato in grado di confrontare il Regno Unito con una più ampia serie di paesi. “In ogni luogo considerato – commenta Mark Fabian, terza firma dell’articolo – l’umore negativo è considerevolmente aumentato durante le prime fasi di diffusione, per poi abbassarsi con il lockdown”. I ricercatori hanno anche valutato l’impatto della situazione nella fascia di popolazione sottoccupata, cioè in età lavorativa ma senza impiego o con un’occupazione che copre poche ore. “Si tratta di una delle fasce di popolazione con il più alto rischio di suicidi – sostiene Fabian – ma anche il gruppo in cui l’aumento della soddisfazione a seguito del blocco è stato più evidente. Poco prima del blocco, infatti, il 47 percento degli uomini sottoccupati riferiva di sentirsi stressato, mentre dopo due mesi la percentuale è scesa la 30 percento”. Gli autori ipotizzano che la parte di popolazione che ha tratto maggiore giovamento dalla situazione emergenziale probabilmente ha avuto meno da perdere durante la quarantena. “La soddisfazione – conclude Foa – è risultata in calo per gli over 65, probabilmente per via della paura instillata dal virus, è restato più o meno stabile nei single che vivono da soli, mentre sembrava addirittura aumentata nelle mamme di famiglia”. I ricercatori concludono che quando lo shock iniziale dovuto all’avvento di COVID-19 verrà dissipato, la vera sfida per la salute mentale potrebbe essere solo all’inizio.

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