Medicina, aumentati i posti ma è boom di iscritti ai test

Share

Dovranno trascorrere l’estate sui libri, se davvero vogliono ottenere un posto all’università: quest’anno infatti i candidati per il test di accesso al numero programmato sono quasi 85 mila e la selezione, quindi, sarà dura. Degli 84.716 candidati che hanno presentato domanda per l’ammissione ai corsi di laurea in medicina e odontoiatria, architettura e veterinaria per il prossimo anno accademico, ben 68.694 sono aspiranti camici bianchi: un aumento netto rispetto ai 67.005 che si iscrissero un anno fa. A cui si aggiungono i 10.450 candidati per il corso in inglese.

In tutto, quindi, gli aspiranti medici sono 79.144. Un aumento importante, nonostante il test di ammissione a medicina sia da sempre al centro di proteste studentesche che chiedono la garanzia per tutti di accesso allo studio, di polemiche politiche che cercano soluzioni praticabili per togliere il numero chiuso e delle valanghe di ricorsi al Tar che puntualmente chiedono di invalidare le prove svolte.

INVERSIONE DI TENDENZA
Eppure le richieste di ammissione crescono in maniera evidente. Sono in crescita, dopo il calo dello scorso anno, anche le candidature per la facoltà di architettura, che ha ricevuto 8.242 iscrizioni rispetto alle 7.986 del 2018. Mentre registra un calo di adesioni la prova di veterinaria per la quale sono pervenute 7.780 domande mentre un anno fa erano state 8.136. veterinaria quindi prosegue con la perdita di candidature, che va avanti ormai da due anni visto che nel 2018, insieme ad architettura, registrò un calo di oltre 1500 iscritti.
Sapere quante domande sono pervenute al ministero dell’istruzione serve a capire che tipo di concorrenza ci sarà il giorno della prova, visto che i posti disponibili nelle facoltà sono programmati: per medicina e chirurgia sono 11.568, per odontoiatria 1.133, per veterinaria 759 e per architettura 6.802. Per medicina e odontoiatria quindi, compresi i corsi in inglese, passa il 16%. Poco più di un candidato su 6.

L’ORA DELLO STUDIO
E allora adesso si entra nella fase più importante: lo studio. A settembre infatti, a partire dal 3 con medicina e a seguire nei giorni successivi con veterinaria e architettura, si svolgeranno i test con 60 domande a cui rispondere in 100 minuti. E saranno composti in maniera diversa rispetto a quelli degli anni passati. Il ministro all’istruzione Bussetti ha deciso infatti di inserire un minor numero di domande di logica, che diminuiscono da 20 a 10, per dare maggiore spazio a quelle di cultura generale che passano da 2 a 12 e faranno riferimento all’ambito storico, sociale e istituzionale, letterario presente nel programma scolastico previsto per l’esame di maturità, tanto che ci saranno anche quesiti relativi all’area di Cittadinanza e Costituzione: si partirà quindi da testi di saggistica scientifica, autori classici o contemporanei, da testi di attualità comparsi su quotidiani, riviste anche specialistiche. Il nuovo assetto, quindi, sarà così composto: per medicina, ad esempio, ci saranno 12 domande di cultura generale, 10 di ragionamento logico, 18 di biologia, 12 quesiti di Chimica e 8 di fisica e matematica. La selezione per il numero programmato, quindi, cambia volto per provare ad evitare quesiti che in passato hanno provocato non pochi problemi tra errori e argomenti ritenuti spesso poco affini allo studio, ad esempio, della medicina.

L’IMBUTO FORMATIVO
Ma una volta superato il test, la strada è tutta in discesa? Non proprio. Per quanto riguarda gli aspiranti medici, infatti, resta sempre l’incognita del cosiddetto “imbuto formativo” per cui, dopo la laurea, sono troppo pochi i posti disponibili per una specializzazione medica. E si resta in attesa di portare a termine gli studi.
Anche su questo fronte il ministero sta provando ad aumentare i posti disponibili: per l’anno accademico 2018/2019 infatti, sono 8.905 i contratti di formazione medica specialistica, a fronte dei 6.934 assegnati lo scorso anno. Questo aumento riguarda ovviamente gli studenti già laureati. Per i ragazzi che si iscriveranno a settembre non resta che sperare che da qui a 5 anni i posti siano cresciuti ulteriormente.

Lorena Loiacono, Ilmessaggero.it

Share
Share