Davvero i robot ci ruberanno il lavoro?

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Entro pochi anni molti lavori verranno automatizzati, ma i robot non potranno competere con la creatività, l’intelligenza e la capacità di raziocinio tipicamente umane.

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La CoViD-19 sta rimodellando il mondo sotto diversi aspetti: alcuni cambiamenti sono più evidenti, come quelli nelle relazioni sociali, altri meno, come il lento ma inesorabile insinuarsi della tecnologia nelle nostre vite, dovuto alla necessità di rimanere in casa. Ed è proprio la tecnologia la protagonista dell’ultimo report annuale che guarda al futuro del mondo del lavoro (The Future of Jobs 2020), presentato dal Foro Economico Mondiale (World Economic Forum).

Secondo i dati, riguardanti 300 tra le aziende più importanti del mondo, che impiegano in totale circa otto milioni di persone, la pandemia avrebbe accelerato il passaggio (ormai inevitabile) all’automatizzazione e alla digitalizzazione del lavoro: stando alle previsioni, entro il 2025 si perderanno globalmente 85 milioni di posti di lavoro. I più colpiti saranno gli operai di fabbrica e gli impiegati d’ufficio che si occupano di amministrazione, contabilità e inserimento dati.

METÀ E METÀ. Oltre il 50% degli imprenditori intervistati ha dichiarato di voler favorire l’automatizzazione di alcuni ruoli delle loro aziende, e secondo il 43% questo cambiamento porterà a diversi licenziamenti. Se da un lato milioni di persone cederanno il proprio posto di lavoro a colleghi “robot”, dall’altro sorgeranno 97 milioni di nuovi impieghi, di fatto suddividendo quasi equamente il mondo del lavoro tra tecnologia e umanità. Per distinguersi dalla perfezione non creativa delle macchine, saranno richieste competenze tipicamente “umane”, come capacità decisionali, gestionali e di comunicazione. «In futuro, le imprese più competitive saranno quelle che avranno investito di più nel capitale umano», afferma Saadia Zahini del World Economic Forum.

RICOMINCIAMO. A risentire di questo cambiamento saranno soprattutto i lavoratori meno qualificati e meno pagati: per sopravvivere in un’economia già piagata dalla crisi sanitaria, dovremo ricominciare a formarci, acquisendo nuove competenze. Secondo il report, il futuro vedrà una crescita nella domanda di esperti in economia verde (o green economy), in cloud computing,(tecnologia che sfrutta la rete internet per condividere online risorse software e hardware da remoto), in intelligenza artificiale e nello sviluppo di nuovi prodotti.

«La covid ha accelerato l’evoluzione del lavoro, costringendo molte persone a reinventarsi e acquisire nuove competenze prima del tempo, per adattarsi alle richieste dei lavori del futuro», afferma Hamoon Ekhtiari, amministratore delegato di FutureFit AI.

Chiara Guzzonato, Focus.it

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