Pensioni, gli assegni ricalcolati. Tutti gli arretrati per gli invalidi

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L’erogazione delle pensioni dovrebbe arrivare a novembre. Si passa dai 285,66 euro ai 651,51 euro (per tredici mesi). In pagamento gli arretrati dal 20 luglio

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Piovono aumenti sulle pensioni di invalidità. L’incremento varato dai giallorossi con il decreto Agosto sarà riconosciuto d’ufficio. Lo scrive l’Inps nella circolare numero 107 del 23 settembre 2020. L’assegno va dai precedenti 285,66 euro ai 651,51 euro (per tredici mensilità). Quando arriveranno gli agognati soldi ai beneficiari resta però un dilemma. Una data precisa finora non c’è. Ma i pagamenti dovrebbero essere elaborati presto. Probabilmente già dal prossimo novembre. I ritardi finora registrati sono dovuti in larga parte

all’individuazione della platea dei beneficiari per i quali l’Istituto ha dovuto elaborare apposite liste. Bisogna infatti tenere conto non solo dell’età degli invalidi da selezionare, ma anche dei limiti di reddito.

Tutto parte da una sentenza della Corte Costituzionale. È giugno quando le toghe riconoscono agli invalidi il diritto di ricevere più soldi ogni mese sul proprio conto corrente. La decisione fa breccia nel mondo della politica e, poco dopo, arriva l’intervento del governo. Tradotto: maggiorazione economica degli assegni. La decorrenza è il 20 luglio 2020, pertanto verranno corrisposti anche gli arretrati a partire da quella data.

L’Inps fa sapere che gli aumenti riguardano solo gli invalidi al 100%, compresi ciechi e sordomuti, che hanno un’età compresa fra i 18 e 59 anni, esclusi in precedenza dalla normativa. Rimangono fuori gli invalidi civili parziali e gli invalidi civili totali con redditi superiori a una certa soglia. Per gli invalidi con età pari o superiore a 60 anni, gli aumenti sono già previsti dalla normativa vigente.

L’incremento della pensione di invalidità dipende però da alcuni parametri. E, secondo l’Istituto di previdenza, sono necessari precisi requisiti reddituali. Innanzitutto, il beneficiario non coniugato deve possedere redditi propri non superiori a 469,63 euro al mese. Diversa la situazione per il beneficiario coniugato: deve vantare redditi propri di importo non superiore a 8.469,63 euro. E redditi cumulati con quello del coniuge di importo annuo non superiore a 14.447,42 euro.

A stabilire i requisiti, come scrive Investire Oggi, concorrono i redditi di qualsiasi natura. Cioè i redditi assoggettabili a Irpef, sia a tassazione corrente che a tassazione separata, i redditi tassati alla fonte, i redditi esenti da Irpef. Restano fuori dal calcolo: il reddito della casa di abitazione, le pensioni di guerra, l’indennità di accompagnamento, l’importo aggiuntivo di 300mila lire (154,94 euro) previsto da una legge del duemila. Poi i trattamenti di famiglia e infine l’indennizzo previsto dalla legge n.210 del 1992, in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie e trasfusioni.

Si tratta, nonostante qualche dubbio sull’effettiva ricezione che verrà presto chiarita (il primo assegno maggiorato dovrebbe arrivare a novembre), di una buona notizia. Gli invalidi vedono più che raddoppiare l’ammontare pensionistico grazie a una norma di civiltà più che giusta. E tanto attesa dal popolo italiano.


Libero.it

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