L’export in Lombardia è cresciuto a fine anno, ma il 2019 è ai livelli del 2018

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Il valore delle esportazioni originate dalla Lombardia ha registrato un incremento congiunturale nel quarto trimestre 2019 (+6,4%) compensando la perdita del trimestre precedente (-6,0%) e attestandosi così sul livello medio del 2018 (circa 127,2 miliardi di Euro), con una variazione annua pressoché nulla. “Le difficoltà e incertezze che hanno influenzato il commercio mondiale nel corso del 2019 – commenta il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio – hanno pesato anche sulle imprese lombarde, anche se queste grazie al sistema produttivo diversificato e alla capacità di conquistare nuovi mercati, sono riuscite a mantenere i livelli massimi di export raggiunti lo scorso anno. Purtroppo a questa situazione di assestamento ha fatto seguito la crisi da Covid-19 che comprometterà il risultato del 2020, per il quale ci attendiamo una forte contrazione di valori e volumi ancora impossibile da quantificare”. Tra le principali regioni manifatturiere del nord è l’Emilia Romagna a registrare il miglior risultato annuale (+4,0%) seguita dal Veneto (+1,3%) e dalla Lombardia pur stazionaria (0%). Resta ancora negativo, invece, il Piemonte (-3,5%) che ha risentito maggiormente della crisi del comparto automobilistico. I prodotti che hanno mostrato le migliori performance nel 2019 sono stati gli articoli farmaceutici (+29,3%), seguiti dai prodotti tessili (+3,3%) e dai prodotti delle altre attività manifatturiere (+2,0%) composti in prevalenza da mobili (50%), strumenti e forniture mediche (19%) e gioielleria e bigiotteria (17%). Gomma e materie plastiche (-0,7%) e sostanze e prodotti chimici (-0,6%) hanno contenuto la contrazione entro il punto percentuale mentre i prodotti alimentari (-1,8%), macchinari e apparecchi (-2,1%), computer e apparecchi elettronici (-3,9%) e metalli di base e prodotti in metallo (-4,4%) hanno registrato perdite più consistenti. Infine i mezzi di trasporto presentano la performance peggiore (-11,4%) confermando la crisi avviata dai tempi del “dieselgate”, con risultati sensibilmente negativi per tutti i trimestri dell’anno.  
    Il 2019 si chiude con un risultato positivo per l’export lombardo diretto verso i Paesi extra UE (+1,3%) e negativo invece verso i paesi dell’Unione Europea a 28 (-1,1%). L’export verso i paesi UE ha risentito principalmente degli andamenti negativi di Germania (-3,3% nell’anno), Polonia (-10,7%) e Irlanda (-33,4%). I contributi positivi più significativi sono invece arrivati da Regno Unito (+2,4%), Paesi Bassi (+3,8%), Belgio (+3,4%) e Francia (+1,4%). Un importante sostegno deriva dei flussi di export verso gli Stati Uniti in forte crescita (+12,3%) mentre si sono registrate contrazioni nei paesi asiatici: in particolare Cina (-2,2%) Hong Kong (-1,8%) e Giappone (-1,7%). ’analisi territoriale vede una contrazione del valore esportato per la maggior parte delle provincie lombarde. Per Varese (-7,9% la variazione annua) il calo si è verificato in tutti i trimestri dell’anno. Monza e Brianza (-4,0%), già negativa nel 2018, è svoltata in positivo nell’ultimo trimestre anche se ciò non è stato sufficiente a invertire il segno del risultato complessivo. Brescia ha progressivamente incrementato le perdite di trimestre in trimestre chiudendo a -3,8%. Anche Lecco (-3,4%) e Como (-2,7%) hanno registrato solo variazioni negative nel corso del 2019. Appaiate Lodi (-2,6%) e Mantova (-2,6%) nella contrazione dell’export. Sondrio (-0,3%) cala solo di poco, mentre Bergamo conferma il valore dell’export del 2018 (variazione annuale nulla), e Cremona è in leggera crescita (+0,6%). Incrementi significativi per Milano (+4,4%) e ancor più Pavia (+12,5%), che registrano risultati positivi per tutti i trimestri del 2019. Da rilevare la performance pavese che accelera dopo un biennio già positivo.     La Lombardia presenta una diversificazione a livello territoriale per quanto riguarda le tipologie di prodotto maggiormente esportate, ma meno per le destinazioni prevalenti dei prodotti. Considerando il dettaglio merceologico disponibile (gruppo Ateco 2007), la maggior quota sul totale prodotti esportati dalla provincia nel 2019 per le provincie di Bergamo (9,1%), Brescia (12,9%) e Lecco (11,5%) riguarda le macchine di impiego generale. I prodotti maggiormente esportati per i restanti territori sono i mobili per le provincie di Como (12,2%) e Monza-Brianza (8,8%); Milano (12,2%) e Pavia (12,0%) vedono prevalere l’export di medicinali e preparati farmaceutici; Cremona ha prevalenza di tubi, condotti, cavi (2,5%); Lodi (22,3%) di apparecchiature per telecomunicazioni; Mantova (16,0%) di autoveicoli; Varese (8,2%) di aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi; Sondrio (8,7%) di altri prodotti in metallo. Relativamente alle destinazioni prevalenti, la Germania è in genere il principale mercato di sbocco con la sola eccezione di Lodi (la Spagna copre il 37,9% dell’export totale nel 2019) e Milano (gli Stati Uniti primo mercato con il 12,3%). Le quote maggiori di export verso la Germania nel 2019 si registrano per le provincie di Lecco (21,7%) e Brescia (20,0%). Seguono: Mantova (17,5%), Cremona (16,4%), Bergamo (16,2%), Monza e Brianza (15,0%), Sondrio (14,5%), Como (13,9%), Varese (12,6%) e Pavia (12,4%). Anche le importazioni regionali, dopo la crescita registrata negli ultimi due anni, evidenziano una stabilizzazione nel 2019: il valore dei flussi di merci in arrivo dall’estero si attesta sui 34 miliardi, con una variazione annua in leggera contrazione (-0,3%). Considerando i volumi importati la variazione è invece più accentuata ed è del -1,5%. Il saldo commerciale nel 2019 risulta negativo (-6,8 miliardi) anche se inferiore a quello dell’anno precedente (-7,3 miliardi). 

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