Conti pubblici, “se si vota a giugno nessuna manovra”. Obiettivo minimo dimezzare i 3,4 miliardi chiesti dalla Ue

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Renzi spinge per l’opzione del muro contro muro, che gli farebbe gioco in campagna elettorale. Gentiloni e Padoan, per ora, continuano a trattare per ridurre l’ammontare della correzione anche alla luce delle spese per la ricostruzione delle zone terremotate. Ncd: “Di sicuro noi non votiamo interventi che introducano nuove tasse e tagli”

La Commissione europea si aspetta dall’Italia una risposta “precisa” alla lettera con cui ha chiesto una correzione dei conti dello 0,2%. E il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha assicurato che arriverà in tempo per l’1 febbraio. Ma al momento le opzioni del “se e come intervenire” restano tutte aperte. Compresa quella di rifiutarsi di correggere i conti, secondo il Corriere della Sera. Questo scenario di scontro totale per ora è solo ipotetico, ma stando a quanto scrive Repubblica le probabilità che si concretizzi sarebbero alte se, dopo la sentenza della Consulta sull’Italicum, si andasse davvero a elezioni anticipate a giugno, come vorrebbe Matteo Renzi.
Dopo che il Tesoro ha fatto le sue valutazioni tecniche, la decisione è ora tutta politica e non esclude nemmeno l’andare dritti verso l’apertura di una procedura d’infrazione per debito eccessivo se dovesse risultare più conveniente ai fini, per l’appunto, del consenso a breve termine in chiave elettorale. Anche perché sarebbe molto difficile trovare adesso dei partiti disposti a sostenere una manovra correttiva, a un passo dal possibile voto. Di sicuro c’è un pezzo di maggioranza che ha già le idee chiare: “Le elezioni, a giugno o quando saranno, non c’entrano. Noi di Area popolare non siamo disponibili ad alcuna manovra aggiuntiva richiesta dall’Unione europea, non la voteremo mai – dice il capogruppo di Area Popolare alla Camera Maurizio Lupi – L’obiettivo prioritario, fissato dalla legge di stabilità italiana (ma dovrebbe esserlo anche per l’Europa) è finanziare la crescita. Siamo assolutamente contrari quindi a ulteriori tasse che graverebbero sui cittadini e anche a tagli di spesa che non servano ad aiutare i terremotati”.
Se invece si decidesse di procedere con la correzione, di certo non sarebbe una manovra estemporanea puramente contabile solo per soddisfare la Ue, ma delle misure ragionate all’interno della pianificazione annuale del Def. Il confronto tra Padoan e il commissario agli affari economici Pierre Moscovici è costante, ma Bruxelles non ha intenzione di ammorbidire la sua richiesta che già è frutto di un lavoro diplomatico di mesi di limature portato avanti dal Mef, visto che nell’opinione di novembre si evidenziava uno scostamento superiore allo 0,2%. “La lettera è là, le cifre anche, le risposte sono attese”, ha detto Moscovici, chiarendo come nel negoziato non entri nemmeno la nuova richiesta del premier Gentiloni, che con una lettera a Juncker ha annunciato maggiori spese per il terremoto. La Commissione Ue “ha già dimostrato che è al fianco dell’Italia e lo sarà sempre”, ma le spese per i nuovi terremoti “non entrano nella discussione in corso”, perché la Commissione è “pronta ad esaminarle” ma è “un’altra cosa quella che ci aspettiamo nella risposta” alla lettera, ha detto Moscovici.
Parole “sconcertanti” le ha definite ieri il presidente del Pd Matteo Orfini, perché “è inaccettabile e offensivo” sentire “argomentazioni fredde, proprie delle burocrazie che da anni difendono gli interessi politici legati al feticcio dell’austerity”, mentre ancora si piangono i morti “della tragedia di Rigopiano”. A Bruxelles il ministro Padoan ha incontrato anche la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, per fare il punto sul dossier banche. “E’ andato bene, ci siamo scambiati informazioni su quello che è in corso, un incontro di routine e ce ne saranno altri perché la collaborazione diventa più stretta e più fruttuosa”, ha detto il ministro. La questione Monte dei Paschi non sembra più problematica, e Ue e Bce restano in attesa del piano che dovrebbe arrivare verso fine mese. C’è aperto il dossier CariFe, sul quale la Commissione non è rigida e potrebbe concedere una proroga sui tempi di cessione, e anche Cassa di risparmio di Genova sembra avviata a una soluzione interna.

il Fatto Quotidiano

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