Aeroporti, oltre un miliardo le perdite. Brunini: “Servono interventi, crisi profonda”

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L’ad di Sea Aeroporti di Milano: “Nel 2020 in Italia 70% di passeggeri in meno. Il governo intervenga con un fondo di ristoro per le perdite e prolunghi la cassa integrazione. Investire nella sostenibilità e nella digitalizzazione attraverso i fondi europei del Next Generation. Dobbiamo essere competitivi quando ci sarà la ripartenza del traffico aereo internazionale”

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Sarà di oltre 1 miliardo di euro di perdite il costo dell’emergenza Covid per il settore del trasporto aereo italiano alla fine di quest’anno, “perchè con il secondo lockdown la situazione non può che peggiorare”, tanto che siamo tornati ai livelli di 25 anni fa. Situazione drammatica per gli aeroporti, “desolante”, la definisce senza mezzi termini Armando Brunini, Amministratore

Delegato di Sea Aeroporti di Milano, la società di gestione di Milano Malpensa e Milano Linate, intervenendo al Forum Forum “ANSA Incontra”.

Desolante se si fotografa il presente e il futuro prossimo ma soprattutto se non si interverrà per essere pronti alla ripartenza, alla ripresa del traffico aereo mondiale, perché altrimenti l’Italia potrebbe arretrare perdendo competitività rispetto alle posizioni conquistate negli ultimi anni rispetto alla concorrenza europea rendendo vani gli investimenti in innovazione e tecnologie fatti nell’ultimo decennio in cui, ad esempio, lo scalo intercontinentale di Malpensa ha registrato aumenti a doppia cifra anno dopo anno nonostante non avesse più un hub carrier di riferimento come Alitalia. “Invece crediamo di chiudere l’anno con -70% di passeggeri in meno rispetto al 2019 con gennaio e febbraio 2020 che sono stati mesi normali”.

“È piuttosto desolante farsi un giro nei nostri terminal vuoti, così come lo sono nel resto degli aeroporti italiani ed europei – dice Brunini-. A novembre stiamo viaggiando a meno 10% dei passeggeri che avevamo nel novembre scorso… Con questa seconda ondata di pandemia c’è stata una ulteriore ricaduta dopo i timidi, parziali, segnali di ripresa dell’estate. La correlazione tra andamento del traffico nei nostri aeroporti, così come nel resto del mondo, e la pandemia è diretta. A questo si aggiungono le restrizioni tornate in Italia e all’estero: sono un ulteriore motivo di frenata del traffico“.

Che significa meno voli, meno aerei, meno frequenze, ancor meno passeggeri e questo incide direttamente su città come Milano – ricordiamo – che hanno uno stretto legame con il turismo business e e leisure e dove il sistema è cresciuto virtuosamente a partire da Expo 2015 legando strettamente agli aeroporti Fiera Milano, congressi, moda, design, grandi eventi perché l’uno tiene l’altro nella crescita economica globale in un modello di sviluppo che la pandemia ha violentemente spezzato.

Ma la crisi degli aeroporti italiani è generale, ed è stato chiesto da mesi un intervento forte per il settore che però è stato escluso dal primo giro di ristori nonostante nel luglio scorso il ministro dei trasporti De Micheli avesse annunciato “sostegno all’occupazione, innovazione tecnologica e transizione verde per far ripartire il settore”. Fino ad oggi si è visto in realtà poco o niente.

“Ora ci sono segnali incoraggianti da parte delle istituzioni anche se non abbiamo ancora nessuna risposta concreta da parte del governo rispetto alle richieste del nostro settore industriale e allo stato di crisi dell’industria aeroportuale e dell’indotto che genera e subisce con noi la crisi- spiega Armando Brunini -. Abbiamo un livello di costi fissi e rigidi molto elevato economico finanziario in maniera particolarmente pesante”.

Assaeroporti ha fatto richieste di emergenza e urgenza per evitare fallimenti e rischi forti per l’occupazione. Le prime due sono la richiesta di un fondo di ristoro di almeno 800 milioni di euro “per coprire almeno in parte le perdite economiche fortissime e finanziarie di quest’anno perché si brucia cassa in modo superiore alle perdite cumulate e il prolungamento della cassa integrazione perché il 2021 sarà brutto quasi come il 2020. Dobbiamo salvaguardare posti di lavoro e non disperdere il patrimonio di conoscenze e professionalità degli addetti che presidiamo e gestiscono le infrastrutture anche se il traffico crolla”.

Resilienza per poter pensare al futuro, alla ripartenza che richiede nuovi investimenti che fino al 2019 sono sempre stati in gran parte autofinanziati dai gestori aeroportuali – ad esempio nel 2019 Sea ha raggiunto il record con oltre 120 milioni per i suoi scali – è oggi non sono più nelle condizioni di continuare a farlo. “È fondamentale per essere pronti alla ripartenza, soprattutto nella sostenibilità e nella digitalizzazione e per questo, sottolinea Brunini, chiediamo di poter accedere ai fondi europei del Next Generation“.

Non dimentichiamo infatti la digitalizzazione aiuta a “gestire meglio i passeggeri negli aeroporti anche dal punto di vista della sicurezza sanitaria” ed è fondamentale d’ora in avanti “dare fiducia ai passeggeri sul fatto che volare è sicuro. L’Italia in Europa è all’avanguardia per le misure anti Covid ed stata la prima ad introdurre tamponi obbligatori per chi arrivava da Paesi con un rischio di contagio più alto ed è all’avanguardia nella sperimentazione di tamponi rapidi al posto delle quarantene per garantire rotte sicure. Questo può accelerare una ripresa del traffico sulle rotte più importanti ricollegando con il mondo le economie dei nostri territori”.

“Per farlo però servono protocolli di sicurezza a livello multilaterale, ma ci vorrà tempo, per questo chiediamo al governo di accompagnarci nel siglare accordi bilaterali che creino bolle di sicurezza su alcune rotte. Come Sea stiamo partendo con un volo diretto in Cina, a Nanchino, operato da Neos. I voli Covid free di Alitalia da Fiumicino a Linate sono un best practice come lo è il caso sugli intercontinentali del volo Hong Kong – Singapore partito da poco”.

“Nell’aeroporto del futuro questi controlli diventeranno strutturali per evitare il ripetersi del rischio pandemia probabilmente e si stanno facendo investimenti in ricerca e sviluppo su tecnologie in grado di tracciare e rendere fluido il controllo dei passeggeri che si sono sottoposti al test o che possono ad esempio dimostrare di essere sani con un passaporto sanitario digitale”.

“E non dobbiamo dimenticare la sostenibilità ambientale già oggetto di investimenti da parte degli aeroporti italiani. Nel piano quinquennale pre Covid di Sea, ad esempio, oltre 100 milioni di euro su 600 avevano l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale, come la mobilità elettrica con la riconversione del parco messi aeroportuale e l’installazione di centraline di ricarica su piste, piazzali, parcheggi passeggeri. Ora siamo costretti a frenare, non siamo più in gradi di finanziare i progetti. Come l’acquisto di un sistema digitale di segnalazione in tempo reale di assembramenti in aeroporto”, conclude Armando Brunini, ricordando che questi investimenti andrebbero a migliorare la dotazione di infrastrutture strategiche dello Stato e sono tutti cantierabili, pronti ai blocchi di partenza. “Vogliamo intervenire subito, dimostrare ai passeggeri che volare è sicuro come stiamo facendo a Milano Linate che sarà il city airport più all’avanguardia d’Europa”.


Alberto Taliani, Ilgiornale.it

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