All’inferno e ritorno / La febbre del gioco nasce nei casinò ma contagia il cinema

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Innumerevoli i film di culto dedicati a poker, biliardo e cavalli.
I maestri sono americani, noi italiani preferiamo le commedie

(di Cesare Lanza per LaVerità) Domenica ho appena accennato a un memorabile film sul gioco d’azzardo, Casinò, con Robert De Niro, Sharon Stone e Joe Pesci. Tanto è bastato a molti lettori, incuriositi, per chiedermi di sapere qualcosa di più sulle pellicole con protagonisti giocatori. E allora comincio proprio dallo splendido Casinò, a mio parere è il più coinvolgente ed emozionante. È del 1995, il regista è Martin Scorsese: racconta la storia di un casinò di Las Vegas controllato dalla criminalità organizzata. De Niro è il proprietario scelto dai mafiosi per la fama raggiunta come infallibile gestore di scommesse. Pesci è un violento gangster che insidia Sharon Stone, una prostituta di cui si è innamorato De Niro. Da vedere, imperdibile. Mi è stato chiesto di parlare anche di film italiani, su questo tema. Mi vengono in mente solo robe comiche, come Febbre da cavallo, popolarissimo, anno di grazia 1976, regista Steno, con Luigi Proietti ed Enrico Montesano. Grandi incassi, però preferisco Il conte Tacchia, commedia del 1982 diretta da Sergio Corbucci. È ispirata alla vita di Adriano Bennicelli. Nella Roma del 1910 il figlio di un falegname, Checco Puricelli, in arte «Conte Tacchia», sogna di far parte dell’aristocrazia, ma deve misurarsi con la cinica realtà di una nobiltà romana rozza e decadente. Tra l’amore per la popolana Fernanda e l’infatuazione per la duchessina Elisa. Va in guerra, è creduto morto ma torna a Roma, ritrova Fernanda, il vero amore, e comincia una nuova vita in America. Le recensioni concordano nel valutare severamente il film: «Con i soliti ingredienti (turpiloquio, colore locale, macchiette e buffonerie), il regista confeziona un prodotto popolare». Il film è modesto, ma è irresistibile la sequenza di Enrico Montesano, anche qui protagonista: senza neanche conoscere lo chemin de fer, convinto anzi di giocare a sette e mezzo, imbrocca, esaltandosi, una sequenza di strepitosi colpi vincenti. Ritorno ora alle citazioni dei film sul gioco più famosi nella storia del cinema con l’aiuto di Gambling.com.

Ecco la lista: «ROUNDERS» Il giovanissimo Matt Damon interpreta un ragazzo che si paga l’università vincendo a poker Texas hold’em. Il gran finale culmina con un’entusiasmante partita, con John Malkovich nella parte del prepotente magnate del poker che Damon riuscirà a battere. Il film è caratterizzato da descrizioni realistiche delle strategie e del gergo usato al tavolo verde.

«HIGH ROLLER» Michael Imperioli interpreta Stu Ungar, l’unico giocatore ad aver vinto tre grandi eventi delle World series of poker. Stu perderà tutti i suoi guadagni, dopo una rapidissima ascesa, scommettendo sui cavalli. «21» Basato su una storia vera, il film di Robert Luketic è diventato subito un classico in questo filone. Ambientato fra gli anni Ottanta e Novanta, prima del boom dei casinò online, racconta la storia di un professore di matematica (Kevin Spacey) del Mit che insegna a un gruppo di geniali studenti a contare le carte nel blackjack in modo da sbancare i migliori casinò di Las Vegas. Seguono adrenalina, raggiri, tradimenti, edonismo e colpi di scena.

«LO SPACCONE» Un vero e proprio classico. Paul Newman è Eddy «Lo Svelto», un giovane che vuole sfidare a biliardo la leggenda «Minnesota Fats». Dopo un buon inizio, Eddy viene umiliato e rimane senza fortuna e senza un soldo e soltanto sotto la guida del manager Bert Gordon torna ai livelli di una volta. Alla fine del film Eddie sfida nuovamente «Minnesota Fats», ricordando durante ogni colpo la sua storia e il suicidio della sua fidanzata. Al contrario di quanto successo durante la prima partita, Eddie gioca, oltre che con abilità, con talmente tanto cuore da costringere l’avversario, imbattuto da oltre 20 anni, a inchinarsi.

«CINCINNATI KID» Protagonista Steve McQueen. Un giocatore emergente decide di sfidare Lancey Howard, «il re del poker» interpretato da Edward G. Robinson. Lancey accetta la sfida convinto che «Cincinnati Kid» sia in grado di vincere solo nelle bische di basso livello. Ma questa volta, a differenza di molte altre pellicole, il giovane di belle speranze alla fine di un’ultima mano carica di adrenalina non riuscirà ad avere la meglio.

«LA STANGATA» Un altro grande classico con Paul Newman e Robert Redford che vestono i panni di due truffatori, un professionista e un principiante. Insieme insidiano un grosso boss del crimine, che ama scommettere ed è a caccia di Robert Redford per vendicarsi di un precedente raggiro. Il film è caratterizzato da un colpo di scena dopo l’altro, dal momento che la grossa truffa che i due hanno in mente diventa sempre più complicata da realizzare e il pericolo cresce di minuto in minuto. Alla fine i due riescono a ottenere un bel profitto, ma con un epilogo drammatico.

«CASINO ROYALE» Esistono tre versioni cinematografiche del romanzo di Ian Fleming: la prima del 1954, la seconda del 1967 e infine la terza (e la migliore) del 2006, del regista Martin Campbell, con Daniel Craig al debutto nei panni di 007. La storia segue la sfida tra James Bond e il cattivo di turno: questa volta si tratta di un giocatore di poker (con un debole per la tortura) di nome Le Chiffre. La scena più memorabile è l’incredibile mano finale della partita a poker tra Bond e Le Chiffre, in cui vanno tutti ali in, ovvero puntano tutto.

«THE COOLER» Nel film di Wayne Kramer. William H. Macy interpreta un «cooler», un uomo la cui sfortuna è talmente tanta che i casinò lo assumono per stare al tavolo dei giocatori che stanno avendo una ricca serie vincente per «fermarli». Tuttavia, la fortuna gira anche per lui, che diventa il portafortuna di Las Vegas.

«PAURA E DELIRIO A LAS VEGAS» Una decappottabile rosso scuro, un giornalista, Raoul Duke (Johnny Depp) e il suo avvocato, Gonzo, in un viaggio psichedelico alla conquista di Las Vegas, con un bagagliaio pieno di sostanze di ogni genere e bevande da «far girare la testa» a chiunque. Film delirante, ci mostra una città del peccato immersa in un paesaggio onirico e surreale descritto attraverso gli occhi «sballati» del protagonista.

«RAIN MAN» È uno dei film sul gioco più amati e brillanti: vanta l’Orso d’oro al Festival internazionaie del cinema di Berlino. Un genio della matematica, autistico, Dustin Hoffmann, vince – contando le carte – importanti somme al tavolo verde, a beneficio del fratello, Tom Cruise (nel film c’è anche Valeria Golino). Le scene nei casinò di Las Vegas sono veramente straordinarie grazie all’incredibile abilità del protagonista con i numeri. Il film apre una parentesi sulla celebre strategia del «conteggio delle carte» del blackjack, al cuore anche di 21, un altro dei film della nostra lista. A proposito: si possono contare le carte? Prima di tutto va sfatata la leggenda che contare le carte al casinò sia illegale. Nessuno vi denuncerà per questo, anche se ovviamente saper contare le carte, al tavolo da gioco, non è certo visto di buon occhio, perché significa ridurre il margine della casa. Quindi, nel caso in cui gli addetti alla sicurezza si accorgano che state contando le carte, molto probabilmente vi chiederanno di lasciare la sala e avviseranno le altre case da gioco in modo da farvi bandire da tutte. In nessun modo però verranno prese altre misure. Bisogna tuttavia dire che spesso i casinò giocano su questo equivoco, lasciando credere agli avventori che contare le carte sia contro la legge, anche se non è assolutamente vero.

«40.000 DOLLARI PER NON MORIRE» Un professore universitario (James Caan) dipendente dal gioco d’azzardo sprofonda nell’autodistruzione. Il suo stato di salute mentale diventa sempre più instabile, i suoi debiti e il suo bisogno di adrenalina continuano ad aumentare. Il film è per i puristi che si identificheranno nella storia, purtroppo molto realistica.

«SEABISCUIT» Dal tavolo del casinò, per finire, ci spostiamo all’ippodromo. La pellicola narra l’affascinante storia dell’ascesa di un fantino, di un allenatore e di un cavallo. Jeff Bridges interpreta un uomo depresso che affronta un periodo di disgrazie, ma ha l’opportunità di cambiare le cose grazie a Seabiscuit, un cavallo considerato perdente scoperto da un allevatore e allenatore di cavalli (Chris Cooper). Tobey Maguire interpreta il fantino che condurrà Seabiscuit alle sue innumerevoli vittorie in un’epopea di riscatto e rivincita. È tratto da una storia realmente accaduta. Mi piacerebbe molto che il cinema, prima 0 poi, raccontasse la storia del gioco. Da una coppia di dadi antichi di 3.000 anni ritrovati in una tomba egizia, fino al gioco d’azzardo praticato per le strade dell’antica Roma e alle carte medievali cinesi. Nel corso dei secoli la realtà si è mescolata con miti e leggende sui casinò. Insieme alle rapide trasformazioni prodotte dalla tecnologia nel settore, bislacche teorie e credenze si sono sviluppate parallelamente all’evoluzione del gioco. La combinazione tra fortuna e abilità regala al gioco d’azzardo aspetti misteriosi che fanno da sfondo a una ricca mitologia, a volte vagamente connessa alla realtà dei fatti e molte altre volte scatenata solamente dalla fervida immaginazione dei giocatori. Molti miti e leggende sul gioco d’azzardo dipingono i casinò come organizzazioni che mirano a depredare i giocatori, offrendo consigli e suggerimenti su come prendere le indispensabili contromisure e aumentare così le proprie chance di successo. Ciò di cui tuttavia queste storie non tengono conto – volutamente – è il fatto che le probabilità di vittoria dipendono esclusivamente da un generatore di numeri casuali (Rng), un meccanismo ampiamente noto, sottoposto a regolari controlli e chiaramente illustrato dai casinò nel suo funzionamento. Al di là di cabale, intuizioni e superstizioni.

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